Prospettive – Alimentazione

Il kebab, eroe popolare

di Lorenzo Caldirola

Oooh, che mal di testa, maledizione!!! Ao’, n’è che qualcuno c’ha un Oki? Madonna, non avete idea di che tortura sia girare tutto il santo giorno e per di più con uno spiedo in quel posto! Beh, credo possiate immaginare.

Che vita, gira gira gira, tosa tosa tosa, ops mi è caduto per terra, mettilo nella vaschetta e lo serviamo al prossimo, chi vuoi che se ne accorga. Non ne posso più. E poi mi espongono al pubblico ludibrio dopo avermi denudato, si prendono la mia dignità e mi lasciano lì in bella mostra a ingolosire i luridi avventori.

Ma non è sempre stato cosi, un tempo ero un bel pappone di carni miste, potevo diventare qualsiasi cosa, un bel wurstel o addirittura ripieno per arrosto. Ah che meraviglia finire in un arrostino… E invece no, eccomi qui, a soffocare nella salsa yogu e a farmi scudo con la lattuga per non toccare la scibola.

Mi piace lamentarmi della mia condizione, si sarà capito, ma sotto sotto sono orgoglioso di me stesso: almeno io sono un alimento verace, nutriente ed economico, che dà energia ai giovani e li aiuta a superare le notti difficili. Quando l’ora è tarda e la fame è tanta io sono lì per loro senza pause, senza esitazioni, martire, campione del popolo, eroe e soprattutto rigorosamente halal. Quindi la prossima volta che finirò nelle vostre avide fauci ripensate al mio sacrificio e ringraziate questo kebab che si dona a voi per così poco ma è in grado di darvi così tanto. Grazie.

Miss Cavialet

di Samuele Togni

Ommioddio, vi devo subito raccontare cosa mi è successo ieri. Come ogni giorno ad orario aperitivo mi trovavo al Lounge Restaurant Hotel, per la precisione mi stavo intrattenendo nel più completo ozio in una discussione col Cavalier Eugenio Aragosta, un uomo squisito, elegante e dai modi cortesi, nonché già da parecchi anni adagiato in ottime condizioni economiche, socio onorario del Tartufè Golfing Camp Club e marito di Emily Fruitpassion (la regina indiscussa dell’argenteria fruttata, per intenderci), quando all’improvviso dalla porta girevole entra trafelata sapete cosa? una piadina! Una piadina crudo e rucola! Una piadina che, talmente tosta era la sua faccia per permettersi di entrare in un locale così esclusivo come il Lounge, avrebbe potuto benissimo essere un banalissimo toast come quelli che incontri ai lati della strada.

Non immaginate neanche quale basso livello di bon ton possa raggiungere una sporca piadina: appena entrata questa si è messa subito a emettere suoni orribili con la bocca, che ruttasse o sbagliasse congiuntivi non c’è alcuna differenza, il ribrezzo che le mie non avvezze interiora avrebbero dovuto sopportare sarebbe stato lo stesso. Dopodiché pretendeva di parlare e di essere ascoltata, ma da che mondo viene? Di sicuro non dal Lounge, perché lì tutti sanno che per parlare o anche solo per essere visto da un cliente abituale è necessario possedere quantomeno un conto in banca di certo rispetto, oppure è sufficiente che tutti credano che tu lo abbia (come del resto ho fatto io con l’Aragosta per portarmelo a letto e convincerlo a comprare la mia compagnia telefonica). Indignata, e non potendo più reggere alla vista disgustosa di come quella si muoveva, gesticolava e parlava, me ne sono andata senza batter ciglio e a fronte alta, sbattendo la porta per farle capire una volta per tutte che lì era indesiderata.

A nessuno la ricercata signorina disse che la vera ragione della fuga altro non era che un tremendo mal di pancia, un abitué del bon ton intestinale di una miss Cavialet che si rispetti.

Io e Lei

di Ernesto Martellaro

Procurati un pacco di pasta. Aprilo, delicatamente, senza farne cadere. Sentine la consistenza. Come ti sembra? Ruvida e farinosa? Profumata? Piacevole al tatto? Non essere timido.

Prendi un grosso pentolone, riempilo d’acqua, accendi il fornello, metti il coperchio e attendi che la temperatura si alzi. Ma mentre attendi, pensa. Pensa alla prossima mossa.

La pasta che stai preparando vuole vivere, profumare, stuzzicarti, non vuole restare insipida e fredda. Scegli gli ingredienti giusti, donale ciò che merita. Un condimento saporito, colorato e cremoso è tutto ciò che ogni pasta sogna, come un dono, un gioiello, un abbraccio. Non è detto che sarà apprezzato, certo, ma si può tentare e sperare, nell’attesa di vedere come il tutto si amalgama e si distende nel piatto.

Intanto il grosso pentolone freme, bollente. È il momento. Prendi la pasta e dagliela in pasto. Ma tienila d’occhio. Assicurati che il pentolone non le faccia del male. Guardala cuocersi, in un vortice di bolle, rilasciando tutto il suo amido fino a formare una sottile schiumetta in superficie. Impossibile staccarle gli occhi di dosso.

A questo punto manca solo un ultimo passaggio. E qui il rischio di scottarsi è alle stelle. Afferra il grosso pentolone, stringilo saldamente, sollevalo con decisione e lascia scorrere via tutta l’acqua, come una cascata, in una nube di vapore, fino a quando non resterà altro che la pasta. La calda, soda e bellissima pasta.

La guardi, la condisci e finalmente puoi poggiare le tue labbra su di lei.

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