Pasti opprimenti

di Marta Naldi

Latte di cammello, couscous ipercalorici, miglio pestato e acqua, latte di cammello, mollica inzuppata d’olio d’oliva, fichi, couscous, latte di mucca, carne di capra, miele, di nuovo latte di cammello, datteri. Un flusso interminabile spinto a forza, minuto dopo minuto, nella bocca di giovanissime mauritane per tre mesi, senza tregua. Rimpinzate, ancora e ancora. La pratica prevede la reclusione durante il periodo estivo in centri appositi dove donne anziane ingozzano future spose bambine. Una volta uscite dalle infernali “fattorie dell’ingrasso”, i corpi originariamente proporzionati sono irrimediabilmente deformati.

Questa brutale “cura” viene attuata per il bene delle amate figliole, per assicurar loro un buon matrimonio. «Una donna occupa nel cuore del marito il posto che occupa nel letto». Le famiglie vogliono evitare lo stigma sociale di avere una ragazza magra in casa. L’obesità, infatti, resta emblema di prestigio e di bellezza. Tale visione è stata ereditata dalle antiche tribù che abitavano il paese: le donne degli uomini più ricchi non si spostavano mai dalla propria tenda, passando il loro tempo a mangiare.

Secondo i dettami della tradizione le dimensioni della donna ne determinano il fascino nonché la fertilità. Quello che di solito è taciuto è il metodo violento attraverso il quale il traguardo è raggiunto. Non solo sacrifici emotivi come la rinuncia alla autodeterminazione ma addirittura la compromissione della salute. Tra i 60 e i 100 chili, le donne sottoposte alleblouh (nutrizione forzata) diventano spesso vittime di ipertensione, diabete e disturbi cardiaci.

Ma c’è qualcosa di ancor più inquietante: come risultato di questa esperienza straniante e di totale spossessamento di sé si rivoluziona l’autoimmagine: adolescenti prima curiose e avide di vita si percepiscono come recipienti passivi in grado di accettare apaticamente non solo cibo ma anche convenzioni. Piegate dal trauma, una volta madri non esiteranno ad infliggere alle figlie acriticamente quello che hanno patito, perpetuando la catena.

I maggiori contatti con le altre culture avevano limitato queste pratiche. La diffusione di immagini di corpi tonici e sani mediante i nuovi mezzi di comunicazione, la presa di coscienza dell’esistenza di altri modelli di femminilità attraverso l’incontro con visioni del mondo alternative avevano fatto vacillare i canoni estetici tradizionali. Tuttavia, un crollo del turismo causato dagli attentati terroristici e l’imposizione da parte del governo (al potere dal 2008) hanno provocato un’inversione di tendenza.

Nelle società tradizionaliste il ruolo sociale della donna è fortemente legato alla procreazione e viene caratterizzato dalla relazione: l’identità è modellata sulla base della funzione assunta (moglie, madre, sorella, ecc.). Mentre le identità maschili sono determinate dalle loro scelte, quelle femminili si plasmano in base al desiderio maschile cristallizzato in canoni culturali. L’accettazione di sé nelle donne passa tramite lo sguardo dell’Altro. Di fronte a questa pressione sociale e psicologica esse oscillano tra due comportamenti antitetici: o accettano tale condizione riuscendo, nei casi fortunati, a ricavarsi uno spazio di espressione personale o si troveranno, di volta in volta, in balia delle mutevoli imposizioni collettive.

Bombardata da aspettative non sue, soltanto la disponibilità di una pluralità di modelli con cui dialogare potrà restituire all’adolescente quanto vi è di più tipicamente umano: la possibilità di scelta.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...