Non ritorno

di Ernesto Martellaro

Essere Ministro della Salute è un compito difficile. Ma essere Ministro della Salute alle Isole Cook è pura follia. Ordine del giorno: il 50% della popolazione soffre di obesità. Come la mettiamo? Il Ministro, o meglio la Ministra, Rose Toki-Brown, se lo sta probabilmente chiedendo anche in questo momento. Gli abitanti del piccolo arcipelago, situato in mezzo al Pacifico, sono alle prese con grossi problemi di salute legati all’alimentazione, problemi che in realtà condividono con tanti altri arcipelaghi della stessa regione. Eppure un tempo la situazione non era tanto grave. Qualcosa dev’essere cambiato. Qualcosa deve aver influito irreversibilmente sulla vita di queste isole. Qualcosa che sta causando seri danni alla popolazione.

Stando agli studi dell’Oxford University, sembra che le Isole Cook avessero una lunga tradizione di pesca e di agricoltura, occupazioni che tenevano gli abitanti costantemente in attività, fornendo al contempo prodotti che oggi definiremmo “a chilometro zero”. L’arrivo degli “esploratori” europei ha poi gradualmente alterato questo equilibrio: gli abitanti delle isole hanno cominciato a dedicarsi all’estrazione di minerali, altamente richiesti in Europa, e hanno progressivamente abbandonato le loro occupazioni tradizionali, tra l’altro meno redditizie. Fu così che la loro alimentazione rinunciò pian piano alla verdura fresca e al pesce appena pescato e si arricchì di prodotti importati dall’estero, generalmente di qualità molto più bassa. Qualcuno sostiene addirittura che i navigatori europei abbiano insegnato agli abitanti delle isole come friggere il pesce, fino ad allora consumato crudo. Questi fattori devono aver causato effetti negativi sulla salute degli abitanti delle Isole Cook e di molti altri piccoli Stati della stessa area geografica.

Una volta esaurite le riserve minerarie e terminato il periodo coloniale, tuttavia, non fu facile tornare alle vecchie abitudini di pesca e agricoltura. Inoltre, in mancanza dell’industria estrattiva e del commercio con l’Europa, il reddito delle Isole Cook si è fortemente ridotto. Di conseguenza, succede sempre più spesso che i pochi pescatori rimasti vendano il pesce pescato a caro prezzo per acquistare il più economico tonno in scatola. E anche l’acqua, in molti casi, può costare più di una bevanda in lattina. Succede così che le cattive abitudini alimentari, piuttosto che scomparire, determinando il record mondiale di obesità.

L’attuale governo del piccolo Stato si interroga sulle possibili soluzioni per arginare il problema e propone numerose campagne di sensibilizzazione sui rischi dell’eccesso di peso, mirando particolarmente ai giovani. Il Ministero della Salute, in particolare, sta instaurando un dialogo diretto con gli studenti delle scuole a tutti i livelli, cercando di registrare anche la loro percezione del problema. Il percorso per gli abitanti delle Isole Cook sembra ancora molto lungo e le parole di uno studente di 11 anni sono emblematiche per farci capire quanto sia difficile per gli stessi abitanti comprendere e affrontare il problema: «La mia famiglia non mi credeva quando ho detto che siamo in cima alla classifica dell’obesità. Mio padre crede che gli abitanti delle Cook siano ancora in forma, così gli ho fatto leggere i dati…»

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