Intervista a Marco Zonca

di Rosamarina Maggioni

Come studentessa del Liceo Lussana, ho partecipato agli incontri di Educazione al Gusto proposti alla mia classe come attività integrativa alla didattica scolastica e ho pensato di scambiare qualche parola da redattrice con il responsabile di questo progetto, Marco Zonca.

Altro: Ciao Marco, raccontaci qualcosa di te.

Marco: Ho frequentato gli studi di agraria dalle superiori fino alla laurea in scienze agrarie all’università cattolica di Piacenza. Fin dall’inizio mi sono occupato di agricoltura sociale: mi ha sempre interessato mettere insieme progetti di produzione agricola secondo il metodo della agricoltura biologica, soprattutto nell’ambito dell’orto-frutticolo e delle progettualità del territorio legate al mondo della cooperazione, dell’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, della scuola, della cittadinanza. Nell’arco degli anni mi sono legato a diversi progetti portati avanti sul nostro territorio che hanno come filo conduttore l’idea dell’orto come luogo di incontro tra agricoltura e sociale.

A: Coma mai ritieni importante parlare di alimentazione nelle scuole?

M: Sono ormai 15 anni che vado al Liceo Lussana a parlare di alimentazione e per me è sempre un incontro molto speciale. Mi piace parlare ai ragazzi e raccontare loro la mia passione per l’agricoltura, per il cibo, per l’ambiente e cerco sempre di sottolineare come queste cose possano contagiare fortemente la vita di tutti i giorni, anche se spesso tendiamo a non accorgercene. Cerco, attraverso un linguaggio semplice, di trasmettere agli studenti informazioni scientifiche nella speranza di fornire elementi di riflessione e crescita verso un tipo di consumatore che sia più attento, critico, responsabile e consapevole. Ritengo infatti che attraverso il libero acquisto di prodotti si possa indirizzare il consumo verso una certa strada, fatta di persone, terra, acqua, ambiente, piante e animali.

A: Quale è la relazione tra alimentazione ed ambiente?

M: Ritengo che oggi nell’affrontare una determinata problematica si debba avere una visione olistica. D’altra parte, lo studio di un ecosistema ci sottolinea l’importanza di parole come rete, interconnessione, circolarità. Quindi ritengo che dal momento in cui parliamo di cibo non possiamo non considerare tutti gli ambiti in cui questa parola è coinvolta: salute, ambiente, agricoltura, sociale. Ritengo sia fondamentale che la nostra attenzione venga rivolta alle cause e non ai sintomi, al sistema e non all’organo. Seguendo questo ragionamento non possiamo parlare di sostenibilità e cambiamento climatico senza considerare anche le nostre scelte alimentari. Gli esempi virtuosi di connessione tra alimentazione e ambiente che di solito propongo agli studenti e che voglio segnalare anche a voi sono:

  1. I prodotti del territorio
  2. Il rispetto della stagionalità
  3. La priorità alle produzioni vegetali
  4. La priorità alla vendita sfusa dei prodotti
  5. La riduzione degli sprechi tramite acquisti mirati
  6. La promozione delle produzioni locali provenienti da tipi di agricoltura biologica

A: Ritieni sia possibile scegliere di mangiare bene in un mondo in cui sono le multinazionali a controllare la produzione del cibo che mangiamo?

M: Quello che hai proposto è un tema molto delicato a causa soprattutto delle implicazioni politiche e sociali che vengono a crearsi. In ogni caso, rimanendo nel concreto e pensando al nostro territorio, certamente possiamo trovare un diversificato paniere di prodotti di qualità ad un prezzo più accessibile rispetto al passato. Sto parlando di alcune filiere corte che sono ormai uscite dalla parola “nicchia di mercato” come il mercato agricolo settimanale di piazza Pontida, la cooperativa di consumo Il Sole e la Terra e i Gruppi di Acquisto Solidale. Quello che si può fare è quindi favorire l’acquisto di un certo tipo di prodotti piuttosto che un altro, per tutelare noi stessi e l’ambiente. Dovremmo, inoltre, ricominciare a spendere del tempo per acquistare cibo di qualità, per cucinare e passare del tempo assieme.

A: Durante gli incontri hai citato il termine microbiota, spiegaci meglio cosa è.

M: Dal punto di vista scientifico il microbiota rappresenta l’insieme di organismi, principalmente batteri, che colonizza il nostro intestino. Ritengo importante sottolineare il suo ruolo principale, ossia quello di essere la prima barriera del sistema immunitario, quindi mi viene ragionevolmente da dire che è un punto fermo della nostra salute. Mi piace sottolineare il fatto che il nostro organismo abbia privilegiato dal punto di vista evolutivo questa simbiosi, in termini di efficienza ed efficacia, rispetto ad altre. Parallelamente anche le piante hanno sviluppato un sistema analogo: la rizosfera. Il mondo scientifico ritiene che il nostro microbiota oggi sia messo in difficoltà proprio dal nostro stile di vita frenetico, stressante, con una alimentazione non proprio consona ad un corretto sviluppo del microbiota. I principali fattori che lo alterano sono i troppi zuccheri semplici, una dieta povera di fibre, i conservanti, gli edulcoranti, gli antibiotici e lo scarso uso di erbe aromatiche in cucina. Insomma, anche il microbiota ci offre un ottimo spunto su di un importante concetto: “guardiamo alle cause e non ai sintomi”.

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