Stanco Natal

di Marta Naldi

Altro che iniziare i più piccoli alla fede cattolica! Con i sacramenti, a partire dal battesimo, si garantisce ai bambini sin dalla tenera età una buona dose di regali con il solo pretesto del rito religioso. Per non parlare delle omelie e dei rosari dedicati alla santissima trinità (Padre, Figlio e Spirito Santo); ormai i ragazzi ne contemplano una tutta loro composta da S. Lucia, babbo Natale e la befana. Poco importa se, superata una certa fase, si sono resi conto che i veri santi sono i genitori o i nonni che, pur di mantenere vive le aspettative di queste feste-rito, corrono di qua e di là cercando di recuperare gli oggetti del loro implacabile desiderio.  

Una volta svelato il trucco, gli adolescenti spesso pretendono che si continui la “tradizione”. Poco importa se sanno esattamente il costo dei loro capricci. Non conta il costo effettivo delle loro richieste, l’importante è il Santo Natale con le grandi abbuffate e con i raduni infiniti di parenti che fanno a gara a preparare delikatessen che lusingano il palato. Golosità concesse solo durante le feste che, però, rappresentando l’apice di un percorso religioso e dovrebbero essere momento di massima purezza e di allontanamento da peccati quale, ad esempio, quello di gola e avarizia. 

Altro che la semplicità dei pastorelli in visita al bambin Gesù! Altro che gli umili omaggi degli agricoltori! Al posto dei saggi doni, carichi di simbologie, recati dai magi si fanno file infinite entrando nei centri commerciali all’alba e uscendone al tramonto. Se prima le veglie erano funzionali a una preparazione spirituale, momenti familiari di condivisione, di gioia e canti, oggi le finestrelle dei calendari dell’avvento vengono voracemente divelte per rivelare il loro contenuto. Le attese delle feste diventavano più importanti della celebrazione stessa poiché erano momenti di riflessione. Venivano rispolverate storie raccontate ai bambini prima di andare a dormire, si tiravano fuori grossi volumi di ricette per insegnare alle future madri come impiattare delizie. Gli ingredienti pazientemente accantonati dalle massaie per il rito del pasto della festa, dove al gusto si univano determinati significati (i dolci da far lievitare a Natale, le uova simbolo di un inizio a Pasqua), oggi sono facilmente reperibili al supermercato il 24 dicembre. E in caso di emergenza, non c’è problema! Nelle varie corsie si trovano i cibi già preparati e pronti ad esser messi in tavola 

Dov’è il nuovo che torna annualmente nel buio e nel gelo rivelandosi solo agli occhi dei più semplici? Dov’è finita la consapevolezza che ogni nuova vita porta su di sé il peso di tutte le generazioni precedenti e la potenzialità di rinnovare quest’eredità? Il nuovo è cercato in luoghi esotici, resi tutti uguali dal comfort dell’hotel a quattro stelle in cui siamo soliti soggiornare. 

Non viene nemmeno risparmiato il sacrificio di sé, possibile via per l’incontro con l’altro e fonte di salvezza. Il rametto d’ulivo, rappresentante rigenerazione e riconciliazione, diventa lo scaramantico cornetto rosso o il fortunato quadrifoglio. La colomba, pura ed innocente, diventa eatable. Invece di portare pace, al massimo reca qualche chiletto in più. 

La routine della vita non viene più illuminata dai possibili significati nascosti nelle feste, ormai omologate e indistinguibili. Le sacre celebrazioni si consumano tutte uguali lasciando città vuote con luminarie bislacche e mucchi di rifiuti. 

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