Prospettive – Religione

Eva

di Rosamarina Maggioni

Eccomi, buongiorno a te, sono Eva. 

La prima donna. 

La compagna di Adamo. 

La madre degli uomini. 

Probabilmente mi conosci già, sono quella che ha mangiato la mela. Il motivo per cui la mattina ti svegli presto e vai al lavoro. Se non fosse stato per me oggi vivresti in una foresta, nudo, come mamma t’ha fatto. Senza coscienza, sottomesso a Dio: beata ignoranza! 

Dicono che abbia corrotto anche Adamo. La verità è che quell’ignorante non aveva neanche capito quale frutto stesse mangiando. 

Ho condannato me e tutta l’umanità. Miserere me! Ma… condannato o salvato? Mai pensato che io fossi consapevole delle mie azioni? Ma no, povera Eva, non è stata colpa sua, ma del serpente tentatore. E invece no: ho deciso consapevolmente di mangiare quella mela. Perché? Perché mi ero stancata di essere sottomessa: ad Adamo e a Dio. 

Mi sono ribellata ed ho iniziato la mia rivoluzione, la rivoluzione dell’umanità! Cogliendo quel frutto ho spezzato le mie catene, sono scappata da quel giardino incantato in cui ero costretta a sognareignorando che al mondo c’è il Bene e c’è il Male

Ora sono libera, indipendente. Lavoro, mi guadagno da vivere. Cresco i miei figli ed insegno loro a non essere sottomessi a nessuno. Vuoi giudicarmi? Fallo, non cambierà le cose, indietro non si torna. 

Buongiorno a te, ora sai chi sono veramente: Eva, la peccatrice.  

Adamo

di Ernesto Martellaro

Non mi incolperai ancora, tu che neanche mi conosci, tu che quel giorno non c’eri e che non sai cosa significhi patire. 

Adamo, Adamo, Adamo! Adamo di qua, Adamo di là, Adamo e la mela, il peccato, la tentazione. Basta! Adamo un corno! Basta, Santo Cielo! 

Quel maledetto frutto l’ho assaggiato, sì, e ti dico che era anche molto succoso, così buono e profumato. So che non ne è valsa la pena, non lo rifarei e me ne sono pentito amaramente non so quante volte, ma cos’altro posso fare? Dare la colpa ad Eva? Neanche per sogno, lei è dolce, è buona. Il serpente? Lasciamo stare il serpente. 

Il passato è andato, non si può cambiare. Stop. Una seconda possibilità io non l’ho avuta. Fine. Esilio a vita. 

Quindi non stare qui a farmi la morale, cercando un colpevole, perdendoti in giudizi penosi. Perché tu una seconda possibilità, quella che a me è stata negata, ce l’hai. Piuttosto che perder tempo a mortificarmi potresti finalmente dare il buon esempio, quello che io, Adamo, non sono stato capace di dare. Potresti cominciare ad essere coerente e ad agire con criterio ogni giorno. E potresti tenere a mente che ogni tua azione avrà un effetto, che tu lo voglia o meno.  

Io sarei il primo a gioirne, ma sappi che non esiste nulla di più difficile! 

Il serpente

di Beatrice Marconi

Non era l’albero più bello del giardino né il più imponente, ma il tronco si bipartiva a pochi centimetri dal terreno ed era quindi facile per me avvilupparmi sui rami per sonnecchiare all’ombra. Per di più c’era una discreta quiete in quel posto: gli altri animali stavano lontani dall’albero; non che ne fossero spaventati, era più come se, passandovi accanto, non lo vedessero. Solo la donna, di tanto in tanto, si avvicinava timorosa e chiudeva gli occhi appoggiando la schiena nuda al tronco. Restava immobile per ore, anche quando la brezza fresca le faceva rizzare la peluria delle gambe, mentre io traducevo per lei le storie che il vento sibilava tra le foglie: erano per lo più storie non molto avventurose, ma piacevoli, che parlavano di un essere perfetto e di cose buone e giuste. 

Quel giorno però faceva bonaccia e, nella noia sonnolenta dell’Eden, decisi che avrei inventato io un racconto. Parlava del mare in tempesta e dei continenti al di là di esso, della fame e della cucina, della sete e del vino, della nudità e della seta, del parto e dell’orgasmo, del sopruso e della rivoluzione, del silenzio e della musica, di pii viaggi e folli voli. 

Fu l’unica storia che Eva ascoltò ad occhi aperti. 

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