L’ora di religione

di Petra Valtellina

L’Italia è da sempre uno dei Paesi in cui la tradizione cattolica è più radicata, anche e soprattutto per la presenza della Santa Sede a Roma. Non stupisce quindi che nel sistema educativo, sia nella scuola primaria che nella secondaria, sia prevista l’ora di religione settimanale, seppure a frequenza facoltativa. Più correttamente, si parla di IRC (Insegnamento della Religione Cattolica): infatti i programmi e gli insegnanti sono strettamente legati all’approvazione della CEI, secondo accordi fra Stato e Chiesa che si riallacciano alla legge Casati del 1859. C’è quindi un apparente contrasto fra uno Stato che si dichiara laico e un dato reale che sembra contraddire questa affermazione. 

Per conoscere e capire meglio come viene insegnata la religione nelle scuole superiori italiane, abbiamo fatto qualche domanda al Professor Megliani, docente di IRC al Liceo Lussana. 

Altro: Come è iniziata la sua carriera di insegnante di religione? 

Megliani: Mi piaceva conoscere e poter approfondire le domande di senso che personalmente avevo e che ho ritrovato anche negli studenti. Fare un lavoro che mi permetteva di riflettere e discutere di ciò che mi ha sempre interessato è stata una fortuna. 

A: Premesso che l’Italia è uno stato laico, come mai l’insegnamento della religione nelle scuole pubbliche è legato alla religione cattolica? 

M: Insegnamento non è indottrinamento. Insegnare perciò è formare gli studenti a conoscere la Bellezza, a stupirsi di fronte alla grandezza del mondo e della storia. Trovare argomenti per rispondere alle domande dei ragazzi grazie alla scienza teologica mi sembra un servizio utile.  

A: Durante le lezioni di IRC viene dedicato del tempo all’avvicinamento a religioni diverse da quella cattolica? 

M: Gli argomenti previsti dal programma di religione sono moltissimi e impegnativi per le trenta ore all’anno di lezione. Spesso si deve tralasciare qualche argomento che riteniamo meno interessante per gli studenti. Dal punto di vista teorico è importante conoscere le religioni non cristiane, ma dal punto di vista pratico organizzativo non è possibile ampliare il programma. 

A: Ritiene che l’insegnamento di una religione debba essere necessariamente connesso alla trasmissione di valori? 

M: La religione – quella cattolica in particolare – più che una pratica sociale, un quadro di precetti moralistici, un contesto emotivo-psicologico, è essenzialmente la relazione con Dio, che motiva di conseguenza la relazione tra le persone. I valori derivano da questa relazione, non il contrario. 

A: All’interno della Chiesa cattolica ci sono opinioni divergenti su alcuni dei temi sociali dibattuti attualmente. Come insegnante, ritiene che sia positivo veicolare tutti i diversi orientamenti? 

M: Più che inseguire la cronaca, ogni sfumatura di pensiero, la scuola cerca di formare la capacità critica dello studente che saprà articolare le proprie convinzioni in modo fondato, rispettoso e plurale. 

A: Ritiene utile il confronto tra persone con opinioni differenti in classe?  

M: Occorre formare al pluralismo e al rigore in egual misura per favorire un confronto democratico. 

A: Quanta importanza viene data, durante le sue lezioni, al dialogo e al confronto con e tra gli studenti? 

M: Il massimo possibile. Il confronto tra orizzonti di senso differenti e culture differenti non può essere che un vantaggio culturale. 

A: Cosa modificherebbe nell’insegnamento della religione cattolica in Italia? 

M: Il sogno che qualche anno fa si cominciava a discutere è quello di dare più tempo della semplice ora settimanale a disposizione e riportare il sapere teologico alla dignità storica che ha avuto in passato fornendo strumenti scolastici più significativi. 

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