Chiesa e società in Polonia

di Francesco Marinoni

Il profondo legame tra la Polonia e la tradizione cattolica ha origini antiche ma è ancora oggi molto stretto. Si tratta infatti di uno dei Paesi europei con la più alta percentuale di credenti (si definisce cattolico il 90 % della popolazione) e nel 2016 il 36.7 % di questi si è dichiarato praticante[1]: un dato che (seppure in calo) nella maggior parte dei Paesi europei è sotto il 30 %. Le radici di questo connubio risalgono al 966, quando il duca Mieszko scelse di battezzarsi per rafforzare lo Stato contrapponendosi agli Imperatori tedeschi. Da allora la Chiesa ha assunto un ruolo sempre più rilevante nella società polacca, fino a diventare un simbolo dell’identità nazionale, anche nel lungo periodo storico fra la fine del XVIII secolo e la fine della Prima Guerra Mondiale in cui il territorio era spartito fra le varie potenze europee dell’epoca. Negli anni del comunismo poi, la Chiesa rappresentava la tradizione della Nazione Polacca Cattolica contrapposta allo Stato, riunendo intorno a sé tutti gli oppositori di una ideologia politica che risultava essere incompatibile con i propri valori[2]. Una delle personalità che più ha incarnato questa visione del cattolicesimo polacco è sicuramente Papa Giovanni Paolo II, divenuto una figura di culto cui la popolazione resta ancora oggi molto affezionata e devota.

Oggi il peso di questa tradizione incide in modo determinante sulla politica nazionale: la Polonia è uno dei paesi più conservatori su tematiche come l’aborto, l’eutanasia, l’educazione sessuale e i diritti della comunità LGBT, riguardo alle quali il resto dell’Europa si sta invece gradualmente aprendo.

In particolare, a preoccupare è la presenza di numerosi gruppi estremisti che, avvicinandosi sempre più ai movimenti di destra in crescita, si fanno promotori di ideologie retrograde, rifiutando categoricamente il riformismo. Alcuni esempi sono Radio Maryja, il quotidiano Nasz Dziennik e l’emittente televisiva Trwam TV, tutte sostenute apertamente da Prawo i Sprawiedliwość, partito che ha vinto le elezioni presidenziali e parlamentari del 2015 e di cui fa parte l’attuale primo ministro Beata Szydło. Si tratta di una forte presenza mediatica, che conferisce ulteriore forza alla Chiesa rendendola un interlocutore con cui tutte le forze politiche devono fare i conti.

Nel 2013 c’è stata una presa di posizione marcata per quanto riguarda l’ideologia gender, come riporta un articolo dell’East Journal: «Lontani da qualsiasi apertura nei confronti della comunità LGBT, i vescovi polacchi mettono in guardia la comunità cattolica dalla pericolosa avanzata della “ideologia gender”, l’ideologia di genere che attacca – a loro dire – i valori fondamentali della famiglia cristiana sponsorizzando non solo nuove forme di vita familiare ma una più generale autodeterminazione individuale per cui è possibile scegliere il proprio genere e orientamento sessuale. In una lettera[3] indirizzata alle chiese polacche alla fine dello scorso anno, i vescovi affermano che differenti forme di relazione indeboliscono l’istituto del matrimonio e la famiglia basata su di esso e concludono il loro avvertimento episcopale con un appello alle istituzioni affinché non acconsentano, «a compiere esperimenti sui bambini e i giovani in nome di un’educazione moderna» dove per “esperimenti” – spiega l’antropologa polacca Agnieszka Kościańska (grazie a Dio, è proprio il caso di dirlo) – si intende l’educazione sessuale basata sugli standard dell’OMS e le lezioni contro la discriminazione tenute in alcune scuole polacche da femministe e ONG del circuito LGBT.»[4]

Il tema dell’identità nazionale da difendere è il punto cardine su cui i movimenti cattolici fanno leva: «Preoccupata dalla scarsa osservanza dei precetti religiosi e intenta ad offuscare gli scandali di pedofilia, la Chiesa probabilmente assume posizioni così radicali agitando lo spauracchio della minaccia alla nazione – tema storicamente caro all’intera collettività – per preservare e rafforzare la sua posizione poiché in realtà è lei stessa a sentirsi minacciata. Così se da una parte i movimenti LGBT e femministi rivendicano – giustamente – l’appartenenza alla nazione, la Chiesa continua a considerare cattolicesimo e polonità come termini della stessa equazione a fronte di un arretramento del primo nella società polacca, tendenza che non permette di considerare la Polonia così cattolica come la sua immagine stereotipata impone, né di credere che lostessomondo cattolico sia un blocco monolitico, dal momento che i dati concernenti la pratica religiosa per regione mostrano un quadro differenziato che ricalca i confini dell’epoca delle spartizioni con un’area sud-orientale (un tempo parte dell’Austria-Ungheria) più tradizionalista e conservatrice di quella delle aree di Varsavia, Kielce, Lublino o Łódź (un tempo sotto il dominio russo).»[5]

L’influenza della Chiesa sulla società civile resta comunque molto forte, soprattutto nelle aree più arretrate del Paese dove fornisce numerosi servizi di assistenza alla popolazione. Nonostante il suo peso in ambito politico sia ormai evidente a tutti, pare ancora difficile intravedere cambiamenti sul piano istituzionale e legislativo volti a contrastare apertamente le tradizioni cattoliche e la spinta reazionaria. E questo, per la democrazia polacca, non è sicuramente un bene.


[1] Dati forniti dall’Istituto di Statistica della Chiesa cattolica

[2] Per approfondire le vicende storiche si può consultare http://www.storico.org/europa_verso_comunita/identita_polonia.html#

[3] Per ulteriori approfondimenti sulla lettera si rimanda a http://www.lanuovabq.it/it/vescovi-polacchi-in-campo-contro-il-gender

[4] Per l’articolo completo si veda https://www.eastjournal.net/archives/47129

[5] Estratto dallo stesso articolo dell’East Journal https://www.eastjournal.net/archives/47129

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