Uno sguardo alla scuola

di alcuni studenti della classe quinta C del Liceo Lussana

In qualità di studenti in queste righe vogliamo condividere con voi alcune riflessioni e considerazioni che abbiamo maturato, durante il nostro percorso, sulla scuola. Indubbiamente la scuola ha svolto un ruolo di primo piano nelle nostre vite fino ad ora; è stata occasione di crescita, formazione, incontri, fatica ma anche luogo di passioni e per questo ne riconosciamo il valore formativo ed educativo. Tuttavia abbiamo incontrato anche numerose debolezze, controsensi e assurdità nell’istituzione scolastica. Per evitare la genericità di un elenco, preferiamo concentrarci su un problema che particolarmente ci preoccupa: la tendenza sempre più marcata ad improntare la scuola ad un modello aziendale. Entrando più in profondità nella questione, abbiamo notato questa tendenza principalmente in due ambiti.

Il primo riguarda il rapporto professore-studenti. Spesso si percepisce una barriera che impedisce la creazione di un clima positivo, di crescita intellettuale e personale. In breve, potremmo dire che l’ostacolo alla creazione di un rapporto veramente educativo e formativo sia costituito dal criterio di efficienza imposto ai professori, proprio come in un’azienda. Tale logica porta a considerare gli studenti che per vari motivi rimangono indietro come un intralcio al progresso della classe e al raggiungimento degli obiettivi ministeriali (i tanto temuti “programmi”). Tuttavia non pensiamo che questa selezione sia necessariamente sinonimo di progresso: «la scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde» diceva Don Milani nel ’67, nella Lettera ad una professoressa scritta con i suoi alunni di Barbiana. L’abbandono scolastico è in calo, come dimostrano i dati, ma questo non significa che il problema sia stato risolto in tutta Italia; infatti, specialmente nelle aree e nelle fasce di popolazione più in difficoltà, questo dato non costituisce l’unico criterio per misurare il grado di inclusione della scuola. Anche il fatto che tendenzialmente chi si trova in difficoltà a livello didattico non abbia la possibilità di prendere parte a occasioni di crescita culturale e personale rispecchia questa situazione.

Il secondo problema che sentiamo da vicino e sempre di più negli ultimi anni è la fatica nel relazionarsi con un sistema oppresso dalla burocrazia, che diventa l’unico linguaggio comune tra studenti e istituzione scolastica. Questo si riflette in molti ambiti, come per esempio nell’utilizzo degli spazi da parte degli studenti: è sempre più difficile poter usufruire degli spazi scolastici per iniziative extracurricolari, data l’eccessiva regolamentazione, tanto da arrivare a provocarne un potente disincentivo.

Tutto questo porta a percepire l’ambiente scolastico come un luogo lontano e impersonale, sempre più distante dalla nostra idea di scuola come bene comune.

Fortunatamente oltre al piano delle normative, la scuola è anche uno spazio di incrocio interessante tra studenti e tra studenti e professori. Alcuni continuano a essere portatori di un modello divergente in cui ci siamo riconosciuti con più facilità: occorre che continuino a farci coltivare i nostri interessi valorizzando la nostra crescita come persone e come parte di un tutto che comprende non solo la scuola ma anche quella che potremmo definire la “società civile”.

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