Stupido è chi lo stupido fa

di Lorenzo Caldirola

Oggi in uno dei miei frequenti deliri di onnipotenza mi sono posto una domanda fondamentale che sono sicuro anche voi, popolo di finti radical chic benpensanti a cui questo giornale è segretamente dedicato, vi siete fatti più di una volta anche se siete troppo buonisti per ammetterlo: “Come facciamo a disfarci della gente scema?”

La soluzione pacifica, ottimale, idilliaca a cui questo numero è dedicato sarebbe quella polverosa idea illuminista per cui solo l’istruzione eleva l’uomo alla posizione che gli compete nella gerarchia del mondo.

A me sta roba a sempre convinto poco. Sulla carta è fantastica, nella pratica è utopistica.

Mi spiego meglio, certamente è rincuorante pensare che per tutti ci sia una possibilità di redenzione e che tutti possiamo puntare excelsior ascrivendo il fallimento di alcuni (molti) a un vizio del Sistema che non permette a tutti di elevarsi come potrebbero, ma io sono di un altro avviso.

Portiamo all’estremo la teoria dei differenti tipi di intelligenza, sapete, quella storia abusatissima per cui se giudichi un pesce da quanto è bravo ad arrampicarsi lo scemo sei tu; ecco, siccome non sarebbe ragionevole giudicare una persona nella sua interezza da qualcosa che per natura non sa fare in modo dignitoso allora smettiamola di giudicare me da come cambio una lampadina e un “analfabeta funzionale” (termine meh, un po’ banalizzante) dalla correttezza morfosintattica dei suoi post su Facebook.

Tirando le fila di questo discorso sconclusionato, acido e arrogante l’idea di questo povero matto, che in realtà non è altro che un povero scemo che si da tante arie, è che l’unico modo per liberarsi della gente scema è che questa con un atto di onestà intellettuale ammettesse le proprie deficienze e smettesse di fare quello che non sa fare o se proprio, le facesse con l’umiltà di piegarsi agli amorevoli consigli di chi ne sa più di lei. Dall’altra parte della barricata chi si volesse elevare ad autorità nel proprio campo la dovrebbe smettere di blastare la gente in modo distruttivo (e quindi non costruttivo) e si impegnasse a tendere una mano a chi ne sa meno, si trattasse di parlare di fisica quantistica, di ripetizioni alla panca piana, di giardinaggio o di come si usa un’aspirapolvere.

E adesso visto che scrivere due frasi minimamente costruttive mi ha fatto salire il diabete vado a insultare mia sorella perché non le escono le equazioni.

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