SOS scuola

di Marta Naldi

 “Cosa farai da grande?”

“Hai già qualche idea sul lavoro?”

“…No?! Io alla tua età ero già determinato da due anni a diventare medico!”

Alle riunioni di famiglia o alle (imbarazzanti) cene coi colleghi di mamma e papà, la fatidica domanda non manca mai. Probabilmente l’unica risposta che il governo è riuscito a dare ponendosi la medesima questione è contenuta nella legge 107/2015 (meglio conosciuta come “La Buona Scuola”) spiegata dal comma 33 a quello 43. Si tratta della contestatissima alternanza scuola-lavoro. Per alcuni studenti si è trattato di un mero sfruttamento che, invece di essere utile, si è rivelato un corso accelerato sull’alienazione o, alla meglio, un periodo vuoto funestato di noia.

I “bravi scolari” si sono spesso trovati a sonnecchiare accanto alla macchina fotocopiatrice da cui uscivano inesorabilmente pagine e pagine di pratiche, fascicoli, dossier a loro del tutto incomprensibili e preclusi. Molti dirigenti, avvocati, liberi professionisti hanno visto l’ASL come una risoluzione a tutte quelle piccole noie che precedentemente erano obbligati a derogare a sottoposti vari o a sbrigare personalmente. Una vera pacchia!

In casi più felici, è stata un ottimo strumento per indirizzare gli studenti più adeguatamente dapprima nella scelta dell’università e poi (forse) nella loro scelta lavorativa. Quando la scuola si è fatta promotrice dell’autonomia degli studenti, essi han potuto essere imprenditori della loro ricerca. Personalmente, ho scelto di far pratica presso una restauratrice che non solo mi ha spiegato alcune tecniche nonché certe chicche artistiche, ma mi ha anche affidato alcuni compiti. Non sono stata due settimane a scrostare cornici bensì ho potuto maneggiare da vicino strumenti che nemmeno credevo esistessero! Tutto questo nonostante il liceo che frequento sia uno scientifico e apparentemente (oltre alle scarse 2 ore settimanali) c’entri ben poco con l’arte. Questa breve esperienza ha confermato il mio interesse verso i beni culturali ma me li ha fatti escludere come possibile sbocco professionale.

Avendo ascoltato molteplici vicende infelici sono arrivata alla conclusione che la riuscita o meno del progetto di riforma (contro cui molti si sono mobilitati) non dipenda tanto dalla sua propria essenza quanto dall’applicazione che le scuole e gli studenti ne fanno.

Altrettanto dibattuta è la questione dell’esame di stato. Messi da parte coloro che vogliono eliminarlo totalmente, è oggetto di ricorrenti e continue riforme. Poiché le norme applicative tardano, le sue modalità rimangono misteriose fino a pochi mesi dal suo rituale inizio.

Certa è l’eliminazione della tanto odiata terza prova, spauracchio dei maturandi. A terrorizzare gli studenti subentra la possibilità di doppia materia nella seconda prova e si vocifera, invece, sull’estinzione della tesina e sulla possibilità di una nuova importanza assunta dall’educazione civica. Le controverse prove INVALSI non saranno prerequisito all’ammissione e così nemmeno (almeno per quest’anno) le fatidiche ore di alternanza. Il tema si rivela evergreen, rientrando. Tutto ciò mentre il saggio breve ha avuto, appunto, vita effimera. Cosa resta, dunque?

Lo scopriremo solo vivendo…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...