Quando una mamma e un papà si vogliono tanto bene

di Beatrice Marconi

Risale al 2013 il rapporto Policies for Sexuality Education in the European Union stilato e pubblicato dal Dipartimento Direzione generale per le politiche interne del Parlamento UE, il cui scopo era fare un bilancio della messa in atto dell’educazione sessuale a scuola nei vari Stati membri.

Nell’Introduzione si auspica un approccio che tratti l’argomento da più punti di vista: sia fisico, fisiologico e biologico sia etico, morale e psicologico (in particolare è ritenuto fondamentale l’aspetto della contraccezione). È sottolineato anche come coloro che tengono le lezioni sull’argomento debbano essere preparati in modo da poter rispondere a qualsiasi domanda degli studenti senza parlare delle proprie opinioni personali. Il testo prosegue ricordando che l’educazione sessuale è obbligatoria nella maggior parte degli Stati membri e che tra i Paesi che fanno eccezione figura, ovviamente, anche l’Italia: si precisa poi però che talvolta anche i ragazzi che hanno studiato nei paesi in cui sussiste quest’obbligo sembrano essere all’oscuro di alcuni temi importanti (quindi, aggiungerei io, figuriamoci il livello di conoscenze degli altri). La parte più consistente del rapporto tuttavia è dedicata ad analizzare la qualità dell’educazione sessuale in ogni singolo Stato dell’UE, da questa sorta di mappa emerge una regola generale: dove la qualità dell’informazione è superiore sono minori i casi di HIV e di gravidanza in età adolescenziale e soprattutto l’uguaglianza di genere è maggiormente rispettata.

Credo sia normale a questo punto che i miei quattro Lettori siano curiosi di conoscere la situazione italiana (spoiler: è esattamente come pensate che sia). Nel rapporto si legge di come l’educazione sessuale nel nostro paese abbia sempre dovuto fronteggiare l’opposizione della Chiesa Cattolica e di alcuni gruppi politici: per questo motivo non ci sono leggi che regolamentino la trattazione dell’argomento all’interno della scuola. Tuttavia alcune scuole superiori propongono un programma minimo, che viene trattato in un’unica lezione, la stessa per tutte le classi (significa che il tema viene trattato nello stesso modo, a quattordici come a diciannove anni). Il preside della singola scuola può inoltre decidere che il tema venga trattato più ampiamente e (ovviamente solo dal punto di vista biologico) venga inserito nel programma di scienze.

Cinque anni sono passati dalla pubblicazione di quel rapporto, ma la situazione in Italia resta sostanzialmente invariata: ancora non esistono né una legge né un programma univoco ed oltretutto talvolta i Dirigenti scolastici volenterosi devono scontrarsi con insegnanti o genitori restii. Forse è a causa di questo silenzio che, nonostante l’Italia sia uno dei Paesi dell’UE con il minore tasso di natalità, il numero di gravidanze in età adolescenziale resti invece alto rispetto a quello degli altri Stati.

È difficile, in realtà, trovare fonti aggiornate al 2018 sull’argomento, che viene sfiorato marginalmente, includendolo nel concetto molto poco concreto della “prevenzione”, solo quando la cronaca porta alla nostra attenzione casi di violenza sessuale, pedofilia e oscenità di vario tipo. Casi che chiaramente non rientrano in quell’immagine zuccherosa con cui si suole iniziare a parlare del sesso ai propri figli: “Quando una mamma e un papà si vogliono tanto bene…”.

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