Prospettive – Istruzione

Tre metri sopra il Sarpi

di Francesco Marinoni

Io non sono come voi. Non potete neanche lontanamente avvicinarvi al mio livello. Dalla mia altezza ogni tanto vi guardo, per compiacermi della vostra inferiorità. Varcando il monumentale ingresso del mio liceo sogghigno, pensando a voi che nello stesso momento ammirate le facciate sudice dei vostri istituti.

Del resto si sa, a Bergamo il Sarpi è un’istituzione. Prima di me tanti hanno percorso la mia strada faticando, ma consapevoli di essere fra gli eletti. Noi siamo gli studiosi per eccellenza, coloro che si dedicano al sapere più alto, nobile e puro. Il greco e il latino, che qualcuno osa definire morti, qui splendono come mai prima, in tutta la loro bellezza: per loro accetto volentieri di trascinarmi di peso l’enorme dizionario, con cui probabilmente vi avrò inavvertitamente colpito scendendo dall’autobus. Il peso della cultura apre ogni varco.

E quale luogo è più suggestivo delle mura della nostra splendida città di prima mattina? Non mi stancherò mai di ammirare il panorama da qui. Mi sembra di essere salito su un gigantesco piedistallo, da cui non ho nessuna intenzione di scendere.

Non guardatemi, sono irraggiungibile.

Il genio ribelle

di Lorenzo Caldirola

In una vita composta più da fallimenti che altro posso dire di avere azzeccato almeno una scelta: sono andato all’artistico. Così a primo acchito può non sembrare la più straordinaria delle notizie, ma vi proverò che la mia decisione mi ha portato una serie di vantaggi assolutamente impareggiabile.

Anzitutto voglio ricordarvi che l’artistico è un liceo, un fottuto LICEO, mica pizze e fichi; in pratica con meno della metà degli sbatti sono allo stesso livello di quelle teste d’uovo che buttano via la loro adolescenza al classico o allo scientifico. E poi ci sono tutte le conseguenze della denominazione “artistico”. Siccome studio per diventare appunto artista cosa c’è di meglio per entrare nella parte che scazzare tutto il tempo, fumare le cannette e fare il ribellino ACAB? Che poi se ti opponi in modo convincente all’ordine costituito il talento può accompagnare solo, no?

Dulcis in fundo, ci sono le tipe. Voglio dire, se già la quantità e qualità di femmine nel nostro indirizzo non fosse sufficiente, e vi assicuro che lo è, puoi pure giocarti la carta del genio ribelle anche con le altre, certo che qualcuna prontamente ci casca.

Insomma: compagnia femminile, charme da artista incompreso e status di studente di liceo; voglio proprio sentire chi ha ancora da ridire sulla mia scelta. Ah sì, c’è chi sostiene che fare l’artistico senza alcun talento nell’omonimo ambito sia leggermente sconsigliato, ma vedete bene che so di gente completamente ignorante in matematica che è felicemente uscita dallo scientifico. Quindi tant’è, tutte cagate.

Il Lussana ai tempi dei radical chic

di Sara Bartoleni

Se fino a pochi anni fa ero un prototipo di fricchettone anni ‘70, adesso incarno quasi quel “radical chic” che il Pagante canta nel suo ultimo disco, che si è tolto le Clarks per mettersi le Air Max. E, nel caso ve lo stiate chiedendo, sì, ho anche abbandonato la musica d’autore di De Andrè e Guccini.

Ma non fraintendetemi, sono rimasto il comunistello di provincia che avete sempre riconosciuto: lo stesso che ogni giorno attraversa tutta la Bergamasca in pullman, arriva in stazione con un’ora d’anticipo ed è costretto ad attendere il suono della campanella delle 7:55 nell’atrio di uno dei due edifici della scuola.

Per qualsiasi lussaniano degno di essere chiamato tale, matematica e fisica sono quelle due parole che nella testa risuonano non tanto diversamente da incubo (soprattutto per chi, come me, non è in grado di capirci nulla): ho imparato solo a mie spese che “alle medie ero bravissimo” si traduce per molti in una serie infinita di tre sul registro.

Quasi dimenticavo. L’odio viscerale per qualsiasi altro istituto non si è ancora smorzato: acerrimo rivale è il M********i, ma indubbiamente il bersaglio perfetto per le patate dell’ultimo giorno di scuola, sul prato della Fara, restano i ragazzi del Sarpi.

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