Posh

di Susanna Finazzi

Arroganti, viziati, crudeli, ma soprattutto intoccabili. I protagonisti di Posh (The Riot Club, 2014) sono studenti dell’università di Oxford e membri dell’esclusivo Riot Club. Sono il peggio dell’upper class britannica. Sono stati educati nella convinzione che i soldi possano comprare tutto e il loro futuro nei centri di potere del Paese è già scritto. Quando due matricole, Miles e Alistair, vengono invitate a far parte del club, i ragazzi organizzano una cena in un pub di campagna, lontano da Oxford perché “siamo stati banditi dai posti più vicini”. Durante la serata l’arroganza dei membri del Riot Club viene diluita in alcolici e droghe e il loro disprezzo per tutto ciò che è borghese si manifesta nel peggiore dei modi possibili.

La sceneggiatrice Laura Ward, anche autrice della pièce teatrale che ha ispirato il film, ha basato la storia su un gruppo realmente esistente a Oxford, il Bullingdon Club. Fondato nel 1780 come club sportivo maschile, si è involuto nel tempo fino a diventare un espediente per sfogare i più basilari impulsi degli eredi dei ricchi. Il film riprende molte delle bravate per cui il Bullingdon è famoso, come la tendenza al vandalismo e ai riti d’iniziazione. Si dice che ai tempi dell’università l’ex primo ministro britannico David Cameron abbia compiuto “atti osceni” con una testa di maiale per guadagnarsi il biglietto d’ingresso nel club. Boris Johnson, un altro illustre ex membro del Bullingdon ed ex sindaco di Londra, ha ricordato in un’intervista che le cene del gruppo “consistevano nell’ubriacarsi e salire in piedi sui tavoli dei ristoranti, urlando qualcosa a proposito di “fottere i poveri”. Guarda caso, nel film Posh c’è una scena interamente dedicata al monologo di Alistair che dice di essere “stufo marcio della gente povera”.

Posh è stato definito “un film horror sul privilegio”, anche se potrebbe essere classificato come documentario di un radicato elitarismo sessista che non risparmia nessuno oltre al maschio bianco e ricco. Il Bullingdon Club ha ricevuto numerose accuse di “comportamenti irrispettosi” nei confronti delle donne, che nella sceneggiatura di Ward sono riflessi e riassunti nella proposta dei membri del Riot Club a una loro compagna di studi. In cambio di un “favore” collettivo, alla ragazza viene offerta una somma di denaro spropositata, che potrebbe coprire l’intero percorso di studi a Oxford senza più sacrifici per la sua famiglia.

La cosa più terrificante di Posh è che è fedele alla realtà. Dal banchiere svizzero Rothschild al quarto re di Thailandia, molti ex membri del Bullingdon sono la classe dirigente di mezzo mondo. Educata (per così dire) dall’ignavia di Oxford che non ha mai realmente preso una posizione. Il club non è riconosciuto dall’università, che non si assume nessuna responsabilità per le azioni dei suoi membri se non per occasionali sanzioni necessarie a salvare qualche reputazione.

Se oggi il Bullingdon rischia l’estinzione non è certo per merito dell’ateneo, ma degli studenti che si rifiutano di entrare a farne parte. Nessuno vuole associare il suo nome alla fama del club e molti lo ritengono una parodia grottesca della vera upper class sofisticata, un posto in cui i giovani giocano a fare gli adulti. Nonostante tutto, però, il Bullingdon resiste e Oxford sforna una futura classe dirigente che si considera al di sopra delle regole del gioco.

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