La Scuola di Gomme

di Paola Gea

Al Khan Al Ahmar – Gerusalemme Est, Territorio Occupato Palestinese

Nel 2009, per il diritto all’istruzione dei beduini palestinesi che vivono in Area C, l’ONG Vento di Terra ha coordinato la costruzione di una scuola nel campo profughi di Khan al-Ahmar. Oggi, nella comunità beduina Jahalin circondata dagli insediamenti israeliani, la Scuola di Gomme ospita più di un centinaio di minori provenienti dal campo e dai territori limitrofi.

La continuità della tradizione orale Jahalin è a rischio fin dagli anni ‘50: il conflitto con Israele comporta la permanenza di uno stato di emergenza, minando la scolarizzazione delle nuove generazioni. La costruzione della scuola elementare nel deserto della Giudea ha perciò rappresentato uno spartiacque di resistenza passiva. Come le altre scuole dislocate nei campi profughi informali, il progetto è diventato un’oasi contro la progressiva desertificazione operata da Israele nei confronti della terra e della cultura beduina.

Prima del 2009, per andare a scuola occorreva percorrere a piedi diversi chilometri e attraversare l’autostrada di Jericho. I bambini, e soprattutto le bambine[1], erano disincentivati a frequentare a causa dei pericoli connessi alla lontananza delle strutture.

Gli obiettivi principali di chi lavora per la scuola sono la garanzia del diritto all’istruzione dei minori[2] e il sostegno all’autodeterminazione delle comunità locali. Secondo l’operatore umanitario M. A. Rossi, ex presidente di Vento di Terra, uno dei modi per far fronte alla discriminazione dei profughi palestinesi è “dare legittimità all’infanzia” all’interno dei campi.

Per ovviare alla mancanza di edifici adibiti all’istruzione – un problema comune ai territori dislocati e di conflitto – il gruppo ARCò (Architettura e Cooperazione) ha immaginato e realizzato una scuola in architettura bioclimatica. Come riportato sul sito di Vento di Terra, il contesto entro cui nasceva la Scuola di Gomme imponeva vincoli complessi: il clima desertico; la normativa israeliana vigente per la quale ai Palestinesi è precluso, di fatto, il diritto di costruire infrastrutture in muratura; la necessità di lavorare anche in mancanza di manovalanza specializzata; l’uso di materiali locali; le scarse risorse finanziarie. Si è arrivati così alla scelta di riutilizzare vecchi pneumatici riempiti di terra, poi ricoperti da un’intonacatura in argilla. Materiali semplici e con un’elevata prestazione termica e statica. La struttura non è permanente, ma procura elettricità attraverso pannelli solari e si adatta con efficacia alle esigenze degli interventi educativi.

Più che di emergenza educativa[3], la formazione a Khan al-Ahmar si declina come educazione nell’emergenza. A studenti e studentesse, oltre a pratiche di supporto psicosociale come la riduzione dell’aggressività e l’elaborazione dei traumi legati al conflitto[4], viene assicurato un incontro con le proprie potenzialità.

La Scuola di Gomme è continuamente sotto la minaccia di demolizione da parte del governo israeliano, che vorrebbe dislocare la comunità nei pressi di una discarica di Gerusalemme per unire due insediamenti ebraici nella zona strategica E1. La pianificazione urbanistica è da sempre nelle mani dell’esercito israeliano. Questo settembre, in seguito all’iniziale decisione della Corte Suprema di avviare la demolizione, alcuni attivisti hanno dormito sotto un tendone vicino alla scuola per proteggere le aule e le 35 famiglie del villaggio. Per scongiurare lo sgombero, è stato anche creato un avamposto di cinque container poco distanti. Durante questi mesi minacce e scontri hanno tempestato quotidianamente il porto sicuro di Khan al-Ahmar, ma grazie alla pressione internazionale del Parlamento europeo e alle dimissioni del Ministro per la Difesa israeliano Lieberman, l’ordine di demolizione è stato per ora rinviato. Sulle pareti della scuola si può leggere in arabo: “Rimarremo qui finché lo za’atar e le olive rimarranno”.


[1]Una delle maggiori difficoltà dell’educazione all’interno dei campi profughi informali, secondo un documento del 2016 redatto da UNHCR e Global Education Monitoring Report, è l’ulteriore marginalizzazione di categorie normalmente già più svantaggiate.

[2] Nell’agosto 2009 il Ministero dell’Istruzione palestinese ha riconosciuto ufficialmente l’edificio.

[3] Dispositivo che si attiva tipicamente in seguito a situazioni emergenziali causate da catastrofi naturali, per esempio nel caso delle zone terremotate.

[4]Traumi da guerra sono frequenti soprattutto tra i bambini. Le famiglie si trovano in mezzo ai combattimenti, a volte per settimane, e la sindrome più comune è l’agorafobia. I bambini hanno il terrore di uscire allo scoperto, non riescono a socializzare e soffrono di enuresi.

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