La battaglia di Cody per una scuola senza armi

di Brian Arnoldi

Cody è una piccola città del Wyoming, fondata sul finire dell’Ottocento da Buffalo Bill ed attualmente uno dei principali centri di produzione di fucili ed armi da grosso calibro negli Stati Uniti. Seguendo la politica di Trump, che ha promesso e continua a promettere semplificazioni nella procedura di ottenimento delle licenze e nell’acquisto delle armi, anche lo Stato del Wyoming ha deciso di concedere maggiori libertà ai propri cittadini: tra le misure portate avanti dal governo statale, oltre ad una serie di concessioni e liberalizzazioni del (già di per sé poco controllato) mercato delle armi, è stata approvata una misura che permette ad ogni distretto scolastico di decidere se dotare o meno i propri insegnanti di armi da fuoco di vario genere per far fronte a situazioni di emergenza entro le mura scolastiche. Numerosi distretti sono stati dunque chiamati a scegliere se permettere o meno l’accesso a pistole e fucili nelle scuole, e, nella grande maggioranza dei casi, la scelta è andata nel verso della riapprovazione del divieto di introdurre armi di qualsiasi genere negli istituti scolastici, anche per via dei numerosi mass shooting che ormai da anni segnano profondamente la società e l’opinione pubblica americana: solo nel 2018 ne sono avvenuti quattro, uno a Santa Fe, uno a Pittsburgh, uno a Thousand Oaks, in California, ed uno a Parkland, in Florida, per un totale di 51 morti e circa 70 feriti.

A Cody, un voto segreto svolto da una commissione di sei membri non eletti ma nominati dalla contea (di cui tre con interessi nel mercato delle armi) ha deliberato che dotare gli insegnanti di pistole fosse il modo migliore per difendere i good guys dai bad guys (che d’altra parte è stato lo slogan con cui Trump stesso ha portato avanti la sua campagna nazionale sul tema delle armi da fuoco). Quello di Cody non è certamente un caso isolato, ma la cittadina del Wyoming è stata il principale campo di battaglia politico sull’entrata di pistole e fucili nelle scuole. Consapevoli dell’importanza dell’industria delle armi da fuoco nella cittadina e dell’influenza che essa ha avuto sul voto, numerosi abitanti, ed in particolare studenti e genitori di ogni estrazione sociale ed orientamento politico, hanno attuato una vasta campagna politica contro l’ingresso delle pistole negli istituti scolastici locali. A tentare di sedare le polemiche è persino intervenuta la segretaria di Stato per l’istruzione, Betsy DeVos, che ha giustificato la scelta per via della necessità di difendere gli studenti dagli orsi grizzly del parco di Yellowstone. L’affermazione della DeVos è sembrata una scusante agli occhi dei cittadini di Cody e non ha fatto altro che rinvigorire le polemiche: gli stessi membri della commissione che votarono a favore dell’uso delle armi nelle scuole della città hanno chiarito, tramite le parole di Jenni Rosencrase, membro della stessa commissione e co-proprietaria insieme al marito di una delle aziende di fucili di Cody, che il voto non ha nulla a che fare con la protezione dei ragazzi dagli orsi.

La campagna di opposizione si è fatta, negli ultimi mesi, sempre più forte, nonostante un sondaggio condotto dalla stessa commissione su 2.400 dei 10.000 abitanti della città abbia dimostrato come il 74% di essi fosse a favore della delibera: la tesi dei contestatori è che i cittadini scelti per il sondaggio fossero stati opportunamente selezionati dalla commissione al fine di perorare la propria causa. I contrasti hanno preso, ormai già da qualche settimana, una connotazione ben peggiore di quella iniziale: alle iniziali proteste studentesche si sono unite quelle delle famiglie e, abbastanza inaspettatamente, anche quelle da parte dei docenti. Per la sua fermezza, la decisione della commissione sembra impossibile da ribaltare e, proprio per questo, nelle scorse settimane alcuni insegnanti hanno deciso di licenziarsi dai propri incarichi a Cody e di trasferirsi altrove, e lo stesso hanno fatto alcune famiglie. Gli studenti che ancora protestano, da parte loro, sono stati oggetto di soprusi, culminati in sempre più frequenti e preoccupanti minacce di morte verso gli organizzatori delle proteste. Molti hanno anche richiesto di trovare una terza via, che potesse coniugare la decisione della commissione con le richieste dei contestatori: tra le proposte avanzate vi sono quella di dotare gli insegnanti di taser o, seguendo il modello della Pennsylvania, di mazze da baseball. La commissione delle scuole di Cody pare tuttavia completamente sorda ad ogni tipo di lamentela o di protesta: appellandosi al tradizionale legame della città con l’industria delle armi da fuoco ed al numero di fucili e pistole detenuti privatamente nelle case, il comitato esecutivo giustifica e ribadisce con sempre più forza la propria decisione, mentre gli studenti scioperano e manifestano per la propria incolumità e intere famiglie lasciano la città per trasferirsi altrove, nel timore che la vita dei loro figli possa essere messa a rischio anche nell’ambiente scolastico.

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