Se la politica tocca il pallone

di Brian Arnoldi

Campionati del mondo di calcio del 1970. Gli occhi del mondo sono puntati sul Messico, dove dal 31 Maggio al 21 Giugno si fronteggiano sedici tra le migliori nazionali del mondo. Gli italiani sperano in una vittoria che ormai manca da molti anni, soprattutto per via delle enormi aspettative generate dalla squadra composta, tra gli altri, da Gianni Rivera e Sandro Mazzola. La competizione, che per il nostro Paese si chiuse con un secondo posto dopo la sconfitta in finale contro il Brasile, ebbe il suo culmine nella Partita del Secolo, ovvero il match, alle semifinali, in cui si scontrarono la Germania Ovest e l’Italia, che poi ne uscì trionfante accedendo alla finale contro i Carioca.

Accanto a quelli che furono gli eventi dal grande spessore sportivo, il mondiale fu anche protagonista di uno degli avvenimenti di cronaca sportiva più gravi della storia: la Guerra delle Cento Ore. Il conflitto scoppiò infatti proprio a partire da una partita di calcio, disputata tra Honduras ed El Salvador nella fase a gironi del mondiale. Le due nazionali si affrontarono in tre match: uno a Tegucigalpa, in Honduras, uno a San Salvador ed uno, lo spareggio, a Città del Messico. Durante tutte le partite entrambe le tifoserie non si macchiarono solo di comportamenti antisportivi (come il lancio di bombe carta e l’uso di altoparlanti vicino agli hotel dove alloggiavano le squadre avversarie al solo scopo di non far dormire i calciatori), ma anche di violenze di vario genere, culminate nell’uccisione di due tifosi honduregni e lo stupro di una ragazzina, sempre dell’Honduras, durante il secondo match. La rivalità tra le due nazioni non era tuttavia di solo stampo sportivo: l’Honduras era infatti in rotta da mesi con El Salvador, il cui governo semi-dittatoriale aveva espropriato le terre degli immigrati honduregni, che erano stati rispediti nel Paese di origine, causando una grave crisi sociale ed economica per la piccola nazione del Centro America. Le partite furono dunque utilizzate come pretesto da entrambe le nazioni per interrompere i propri rapporti diplomatici e poi, il 14 luglio 1969, per giustificare una guerra vera e propria, iniziata con l’invasione dell’Honduras da parte di El Salvador.

La guerra si concluse in pochissimi giorni (cento ore, da cui il nome della guerra stessa), risolvendosi in un nulla di fatto dopo l’intervento diplomatico delle altre nazioni americane, che mediarono una pace tra i due belligeranti. La guerra, passata perlopiù in sordina in Europa, fu tuttavia il primo esempio di come lo sport potesse essere piegato alla bieca ragione di Stato, politicizzando di fatto un’innocua competizione e causando, per la prima volta, una vera e propria guerra capace di fare un totale di seimila vittime nell’arco di una settimana.

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