Prede e predatori

di Marta Naldi

Molti dei linguaggi più comuni si basano su un qualche tipo di contrapposizione. Un’analoga organizzazione la troviamo in ambiti quali, tra gli altri, la politica (ad esempio con l’antitesi estremismo-moderatismo) o l’economia. Sebbene la rappresentazione della complessità del reale reclami una pluralità di sistemi comunicativi e l’espressione secondo codici differenti, essi sono perlopiù regolati da opposizioni. Questi contrasti, se esasperati, possono rientrare nel campo semantico del termine “guerra”. 

Nella cultura occidentale, nonostante importanti eccezioni, ha prevalso una visione degli opposti come incompatibili e inconciliabili alla luce del principio di non contraddizione. Vi è forse un conflitto più irriducibile di quello tra prede e predatori? È senz’altro una questione di vita o di morte! Eppure, visti dalla prospettiva dell’equazione di Lokta-Volterra, le specie antagoniste non potrebbero essere più interconnesse. All’aumentare dei predatori diminuiscono le prede, ma questo, a sua volta, provoca un conseguente calo della popolazione dei cacciatori. E che dire di ioni e cationi? La loro opposizione, pur testimoniata dal segno, spesso produce un’attrazione reciproca e una stabilità del legame. Potremmo dunque affermare che esiste un’interrelazione tra i contrari. 

A complicare le cose, il loro rapporto può anche contemplare vie di mezzo: si può parlare di terzo incluso o di terzi inclusi quando due opposti ammettono una o più posizioni intermedie. In musica, ad esempio, tra fortissimissimo e pianissimissimo, i due estremi della dinamica musicale, esistono molteplici gradi intermedi: fortissimo, forte, mezzo forte, mezzo piano, piano, pianissimo. In politica, banalmente, basta pensare alla diade destra-sinistra che non esclude l’esistenza di un centro, polo medio. 

Questi esempi così familiari, non devono farci dimenticare che tutte le posizioni intermedie non avrebbero senso se il loro significato non fosse generato dalla guerra degli opposti. Non esiste solo un terzo fra ma esiste anche un terzo oltre. Si tratta dell’ideale superamento di un’antitesi: in un primo momento i termini che la compongono vengono accettati ma, successivamente, sono soppressi a causa della loro unilateralità. È il terzo includente che comporta una sintesi. 

Un’illustrazione di questo principio è costituita dalla filosofia di Kant. Il suo pensiero nasce dalla contrapposizione tra empirismo e razionalismo ma li supera ponendo nelle forme del soggetto il fondamento della conoscenza. Un altro esempio, nel campo della psicologia dell’età evolutiva, è quello degli stadi di Piaget: le forme di intelligenza si sviluppano in stadi contrapposti che sono superati da un terzo che li contiene. Ulteriore esemplificazione del terzo includente viene dal linguaggio della matematica: dall’opposizione di algebra e geometria risulta la sintesi dell’analisi. In politica, il liberal-socialismo è stato inteso come terza via che va oltre socialismo e liberalismo, in conflitto tra loro sul tema dell’eguaglianza. 

A questo punto mi assale un dubbio: gli opposti, predatori del mio interesse, vi avranno reso preda della noia? (a proposito, sapevate che l’ironia e l’antifrasi spesso rovesciano una contrapposizione gettando luce su un aspetto inedito?) 

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