Pittura combattente

di Petra Valtellina

La distruzione del patrimonio artistico di una nazione in guerra rappresenta una grande perdita per l’identità del paese. Vittime dimenticate, le opere d’arte esposte nei musei sono state, nel corso della storia, martiri di ingiuste dispute fra poteri. Durante il conflitto si comprende chi è davvero consapevole dell’importanza di proteggere i tesori artistici: «Mentre gli aerei dei ribelli hanno gettato bombe incendiarie sui nostri musei, il popolo e i miliziani, a rischio della vita, hanno salvato le opere d’arte e le hanno messe al sicuro», scrive Picasso, allora direttore del Museo del Prado, in un messaggio indirizzato al Congresso degli Artisti americani, nel 1937, durante la guerra civile spagnola. In quegli anni, l’artista stava lavorando al Guernica, celebre dipinto in cui le dinamiche crudeli e insensate del conflitto sono presentate attraverso la visione di Picasso, apertamente schierato a favore della repubblica.  

Più tardi, nel 1945, in un’intervista concessa a Jerome Seckler, artista americano, emerge l’unicità di Guernica fra tutti i lavori di Picasso per l’utilizzo di una pittura simbolica. L’aspetto semantico è dovuto anche alla tecnica murale del dipinto, che, avendo come fine l’espressione definita e la soluzione di un problema, giustifica il significato allegorico degli elementi raffigurati nell’opera: il toro rappresenta la brutalità, il cavallo, il popolo… La manifestazione artistica del pensiero di Picasso, dei suoi valori e del suo impegno politico si hanno, però, solo nel Guernica, che l’artista utilizza come mezzo per rivolgere un deliberato appello al popolo. Picasso è perfettamente consapevole della connessione che esiste fra arte e politica, ma, fatta eccezione per Guernica, sceglie di non esplicitarla nei suoi lavori. 

Importante è, nella visione di Picasso, il ruolo dell’artista nel contesto del suo tempo. «In questo periodo di cambiamenti e rivoluzioni, è il momento di usare un modo rivoluzionario di dipingere, lasciando da parte ciò che si faceva prima». È il momento di servirsi di una pittura che derivi dal pensiero dell’artista, poiché egli è un uomo politico che, attento agli avvenimenti del mondo circostante, crea un’arte modellata su di essi. L’artista non riesce ad essere indifferente a tutto ciò che vi è di umano: «No, la pittura non è fatta per decorare gli appartamenti. È uno strumento di guerra offensiva e difensiva contro il nemico». Guerra, in questo caso, intesa come lotta per valori profondi, rifiuto di imposizioni dettate dall’intolleranza. Una guerra sensata, non ingiusta e inutile come la maggior parte di quelle combattute. Una guerra intelligente, in cui l’arte ha una presenza importante all’interno del dibattito sociale.  

La figura di Picasso ha segnato un’epoca, ma si può ancora dire che essa sia attuale? Ci piace sperare che sia così, che l’artista non agisca solo con fini commerciali, ma dia il suo contributo per la creazione di una società migliore e che l’unica arma usata sia quella simbolica dell’arte. 

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