La radice dei conflitti contemporanei

di Brian Arnoldi

L’11 novembre 1918, si concludeva la Grande Guerra. Il più grande conflitto finora affrontato dall’uomo si chiudeva con una netta vittoria delle potenze Alleate, che utilizzarono la propria posizione predominante per farsi giudice, giuria e talvolta persino boia degli Imperi Centrali: gli Alleati infatti non decisero solo di trarre dalla guerra quanti più vantaggi territoriali ed economici possibili, ma anche di umiliare la Germania, l’Austria-Ungheria e l’Impero Ottomano. 

La scelta degli Alleati si sarebbe tuttavia rivelata assolutamente controproducente appena dopo i trattati di pace, se non già durante gli stessi: alla Conferenza di Parigi non vennero mai invitate le potenze sconfitte, che si limitarono a sottoscrivere i trattati sotto la minaccia di una riprese delle ostilità, mentre alcuni Paesi che sedettero tra i vincitori della Grande Guerra, come l’Italia e la Serbia, ne uscirono profondamente delusi e con una forte avversione per i francesi e per gli inglesi. Fu proprio da questo sentimento, o quantomeno anche da questo sentimento, che trassero la propria fortuna i regimi dittatoriali del Novecento: la risoluzione delle questioni territoriali dell’Istria e della Dalmazia fu il motivo che spinse molti ex-soldati a militare per il fascismo, mentre in Germania l’odio per le potenze alleate si era focalizzato sul Corridoio di Danzica, che di fatto separava in due il Paese. 

Le divisioni territoriali operate dagli Alleati ai danni dell’Austria-Ungheria e dell’Impero Ottomano hanno poi avuto conseguenze a lungo termine: la creazione della Yugoslavia si rivelò presto una totale inottemperanza del principio di autodeterminazione dei popoli, dal momento che all’interno del Paese furono costrette a convivere popolazioni ortodosse, cattoliche e islamiche in un costante stato di conflitto interno che sarebbe sfociato in guerra civile solo negli anni Novanta. Un caso simile fu quello dell’Iraq, che fu creato unendo zone sciite e sunnite a zone popolate dai curdi yaziti, mentre non venne nemmeno rispettato l’ordinamento statale preesistente, che era basato sul legami tribali di stampo pseudo-feudale, ma venne imposta un’organizzazione nazionale sotto forma di un protettorato inglese. Da qui nacque poi la questione curda, dal momento che la creazione del Curdistan venne auspicata durante i trattati ma non si concretizzò mai per via dell’incapacità di inglesi e francesi di giungere ad un accordo sulla divisione territoriale della zona. L’ultima questione che sorse in seguito ai trattati di pace fu quella dello Stato di Israele: il nascente nazionalismo ebraico, unitamente al protettorato inglese sulla Palestina, permise a numerosissimi ebrei europei di trasferirsi in quello che essi consideravano essere legittimamente il proprio Stato Nazionale, portando, all’indomani della seconda guerra mondiale, all’apertura di un conflitto ancora insoluto. 

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