Kubrick e l’autodistruzione dell’essere umano

di Clara Gerelli

Parlando di cinema di guerra, è inevitabile soffermarsi sul lavoro di Stanley Kubrick, che in film molto diversi ha scelto di rappresentare un pensiero tanto semplice quanto significativo, andando ben oltre la critica antimilitarista. 

In Orizzonti di gloria (1957), si racconta un episodio realmente accaduto durante la prima guerra mondiale: un inutile attacco suicida dell’esercito fallisce e due generali Francesi accusano di codardia i propri soldati, scegliendone tre che verranno fucilati. Uno degli aspetti del film che saltano subito all’occhio è la totale assenza del nemico: nessuna inquadratura ci mostra soldati tedeschi. A sottolineare ciò, l’unico personaggio tedesco è una ragazza, che presa inizialmente come ‘‘preda bellica’’ da umiliare, verso la fine del film condivide le lacrime con i soldati francesi. Viene rappresentata così la capacità dell’uomo di ritrovarsi nell’altro, ma anche l’assenza della distinzione di un popolo nemico. L’umanità è quindi vittima della propria stupidità. Il nemico è interno: il tenente che, ubriaco, uccide un soldato francese con il quale era di pattuglia, il generale che decide di far sparare contro il proprio esercito per convincerlo a uscire dalle trincee e infine il plotone d’esecuzione che fucila i propri soldati per vigliaccheria. 

Questo tema viene ripreso anche nel film satirico il Dottor Stranamore (1964), in cui si racconta di un generale americano completamente folle che sta per far scoppiare una guerra nucleare dopo essersi chiuso in una base di comando dell’aeronautica, impedendo quindi a tutti, compreso il presidente, di intervenire. Anche qui il nemico è interno e rappresenta sempre più la follia stessa dell’uomo: tutti quanti, Russi e Americani, sono costretti a collaborare per fermarla. 

Questa idea di autodistruzione si rivela ancora più chiaramente in Full Metal Jacket (1987), ambientato durante la guerra del Vietnam. Se nei due film precedenti la follia era dovuta all’orgoglio personale dei generali, qui è originata dal tentativo dei soldati, soprattutto del protagonista, di rimanere sani nella condizione di completa insania della guerra. L’accento è sulla deumanizzazione dell’essere umano; lo stesso Kubrick afferma: «trasformare esseri umani in armi è possibile, come dice il sergente nel mio film ‘un’arma è solo un utensile, è il cuore duro che uccide’» . La metamorfosi di un cuore umano in un ‘‘cuore duro’’ è il punto focale di questo film, in cui il soldato è portato, per poter distruggere gli altri, a distruggere la propria personalità e a diventare nemico di se stesso. 

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