Un governo per l’Europa

di Brian Arnoldi

Il Vecchio Continente è stato il luogo di nascita delle forme di governo del mondo contemporaneo. La democrazia e la monarchia, almeno per come le conosciamo oggi, si sono sviluppate sul suolo europeo dai modelli in uso fin dall’età antica, da cui prendono spunto ancora oggi stati nascenti o bisognosi di riformare il proprio assetto costituzionale. Se è vero che i sistemi di governo europei sono profondamente radicati nella storia del continente stesso, è anche vero che tra essi prevalgono le differenze piuttosto che le similitudini: basti pensare a come in Europa riescano a convivere pacificamente nazioni repubblicane con diversi assetti (la Repubblica Presidenziale in Francia, quella Parlamentare in Italia, quella Federale in Germania) e nazioni che, pur rimanendo entro l’alveo delle democrazie, sono ancora formalmente guidate da una monarchia (la Spagna, il Regno Unito, il Belgio). Al netto delle evidenti differenze strutturali tra i governi europei, è dunque necessario evidenziare ciò che li accomuna e permette loro di dialogare all’interno delle istituzioni comunitarie.

Il primo punto di contatto tra tutti i sistemi democratici è il rispetto del principio della separazione dei poteri, teorizzato da Aristotele, da Locke e da Montesquieu: nei principali Paesi europei, almeno negli ultimi vent’anni, la divisione tra il potere legislativo, quello esecutivo e quello giudiziario è sempre stata rispettata. A cambiare sono stati invece gli organi che, di nazione in nazione, sono stati investiti di tali poteri, portando quindi alla nascita delle quattro tipologie di governo precedentemente citate. Un interessante confronto, in questo senso, può essere tracciato tra l’Inghilterra e la Francia: storicamente agli antipodi e rappresentanti rispettivamente del potere monarchico conservatore e tradizionalista e degli ideali repubblicani figli della Rivoluzione, ad oggi i due Paesi sono soggetti a forme di governo estremamente simili tra di loro, tanto da portare a pensare che la repubblica francese sia in realtà più monarchica della monarchia inglese. Nonostante il re (o la regina) rimanga il Capo di Stato del Regno Unito e di altre quindici nazioni all’interno del Commonwealth, i poteri della corona sono limitati dal Bill of Rights del 1689: la monarchia non può emanare leggi, non può amministrare il Paese e non può far rispettare la giustizia, limitandosi ad essere la fonte dei tre poteri, che vengono a loro volta divisi tra il governo, alla cui testa vi è il Primo Ministro, il Parlamento, composto dalla Camera dei Comuni e dalla Camera dei Lord, e dalla magistratura. Il ruolo svolto dal monarca è prevalentemente consultivo (la regina riceve il Primo Ministro ogni settimana) e rappresentativo del Paese all’estero, ma sempre al di fuori del sistema di governo democratico del Paese. Sotto questo punto di vista è possibile dire che in realtà la forma di governo inglese sia, almeno da due secoli a questa parte, una repubblica parlamentare del tutto simile a quella italiana. Di più: non sarebbe nemmeno sbagliato asserire che la separazione dei poteri sia più rigida in Inghilterra che in Italia, al punto che il monarca inglese possiede meno poteri del nostro Presidente della Repubblica.

Al contrario, in un sistema repubblicano presidenziale come quello francese, la figura del Presidente della Repubblica ha margini di azione molto più ampi, esercitando parzialmente sia il potere esecutivo che quello legislativo. Tale pratica, condannata dalla stessa costituzione della Quinta Repubblica, è parzialmente aggirata dal fatto che il potere esecutivo de iure sia esercitato dal governo, alla cui guida vi è un Primo Ministro come in Gran Bretagna, anche se questi è di fatto soggetto al volere presidenziale, dal momento che il Capo di Stato ha potere di nomina e revoca del governo. Riassumendo, la forma di governo francese, portatrice degli originali ideali repubblicani e democratici della Rivoluzione, si riduce ad essere «una monarchia dove al vertice non vi è il re ma un presidente eletto» (Giuliano Amato, Forme di Stato e Forme di Governo).All’interno di questa equazione va poi aggiunto il problema della stabilità e della rappresentatività di governo: dal momento che l’esistenza di una democrazia perfetta è pressoché impossibile, ogni nazione deve decidere se garantire che il Parlamento sia una corretta rappresentazione delle preferenze politiche popolari (come avviene in Italia) o se le Camere debbano poter permettere al governo di lavorare stabilmente per tutto il proprio mandato (come avviene nelle nazioni con sistema elettorale maggioritario e uninominale, ad esempio la Francia). A ciò si aggiunge infine la questione della rappresentanza territoriale e del federalismo di natura tedesca, insieme a quella della rappresentanza europea: se è vero che le democrazie europee sono il frutto della secolare storia del continente, è anche vero che in futuro la sfida per tutti sarà quella di creare una governance condivisa nell’ambito comunitario dell’Unione.

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