Storia di una Repubblica Popolare del medioevo

di Brian Arnoldi

Generalmente, quando si parla di Repubbliche Popolari si fa riferimento a quelle entità nazionali nate nell’alveo del comunismo, ed in particolare dell’Unione Sovietica: non è infatti un caso che una Repubblica popolare sia per definizione un esempio dell’applicazione delle dottrine marxiste e leniniste cui la Russia comunista si ispirava. Dal momento che gli stati socialisti nati nella prima metà dello scorso secolo come naturale risposta allo scompiglio portato sullo scacchiere europeo dai due conflitti mondiali non hanno avuto una vita né particolarmente lunga, né tantomeno particolarmente dignitosa, sarebbe lecito pensare che la forma di governo della Repubblica Popolare sia impossibile da perseguire, quantomeno sul suolo europeo.

D’altra parte però esiste un’esperienza di governo in Europa decisamente simile a quella delle Repubbliche Popolari che non solo si è dimostrata in grado di mantenersi stabile nel corso dei secoli, ma anche di sfuggire al controllo di grandi potenze europee come la Danimarca e la Prussia: la Repubblica Contadina di Dithmarschen. Quello di Dithmarschen era un nucleo geografico estremamente ridotto, composto perlopiù dalle paludi e dalle coste della Frisia del Nord, abitato da contadini e da allevatori, da sempre sfuggito alle grandi istituzioni europee. Pur rimanendo di fatto parte del Sacro Romano Impero per quasi tutta la propria esistenza, già intorno all’835 d.C. (vent’anni dopo la morte di Carlo Magno) la zona di Dithmarschen veniva considerata politicamente al di fuori dell’Impero, vista la sua mancanza di risorse naturali e di una popolazione considerevole. Con quello che era di fatto il rifiuto da parte dell’Impero di assumersi la responsabilità amministrativa della zona, furono gli stessi contadini ad organizzarsi nei comitati governativi e lo fecero secondo principi egualitari vicino a quelli del comunismo: a Dithmarschen, in piena epoca feudale, era proibito possedere un castello, che veniva considerato indice di ricchezza eccessiva, così come erano aboliti i titoli nobiliari. L’amministrazione era relegata ad una forma di autogoverno delle singole comunità, le quali a loro volta sceglievano 48 giudici che emanavano le leggi da far rispettare in tutta la Repubblica. La ricchezza stessa veniva redistribuita con due obiettivi principali: il primo era quello di far fronte al fenomeno del banditismo (che effettivamente subì un calo durante gli anni della Repubblica), mentre il secondo era quello di razionalizzare le scarse risorse che la zona garantiva ai suoi abitanti.

Questo sistema amministrativo, basato sull’abolizione delle classi sociali e sull’uguaglianza, si rivelò vincente nell’Europa medievale e moderna: la Repubblica Contadina di Dithmarschen rimase un’entità riconosciuta entro il Sacro Romano Impero fino alla sua dissoluzione nel 1806 e venne annessa al Regno di Prussia solo nel 1866, dopo più di mille anni di esistenza pressoché pacifica come stato-cuscinetto non belligerante tra la Danimarca e il Sacro Romano Impero.

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