Le ali della democrazia

di Samuele Togni

Bianco scintillante, fredde e spigolose pareti di ghiaccio dolce su cui s’infrange il salato Pacifico. La pura materia basta a sé stessa e nulla può intaccare la sua imperturbabilità. Se non fosse che in queste lande ci vive una comunità di pinguini e dove c’è comunità automaticamente scattano i problemi. Specialmente se le decisioni dei pinguini in questione vengono prese democraticamente. È tempo di elezioni qui fra i ghiacci. 

C’è un gran trambusto, e mi sembra giusto: la democrazia è divertente, ti fa uscire di casa, ti dà un qualcosa di cui parlare con la gente (o con i volatili, per maggiore correttezza). Becchi adunchi e becchi sottili, zampe lucide e zampe gottose, piume nobili e pettinate o penne arruffate da plebei, tutti si fanno avanti e scendono nell’agorà pinguinesca per parlamentare.

Chi votare? Questo non mi piace, quando era un uovo era pieno di luride macchie, di lui non ci si può fidare. Quest’altro è uno scavezzacollo, potrebbe portare la nostra nazione tanto al successo quanto allo sfacelo, meglio di no. La bella Pinguinetta potrebbe funzionare, ma solo a livello d’immagine: in caso di guai farebbe sicuramente la scena dell’ochetta. Chi allora? Beccasciutto? Grandaddome? Pinnaffilata? Uno è tirchio, l’altro un corrotto e l’ultimo un guerrafondaio, qui si mette male. Che fare?

Il borbottio continua da giorni e la fumata rimane sempre nera, il nuovo e pirotecnico nome del leader rimane una questione da bookmakers.

Finché non arriva Lui. Lui, possente e di fisico prepotente, di cuore impavido e di sguardo ammiccante, languido. Parla con uno, parla con l’altro, regala pesci ai più poveri e lussuosi immobili da cova ai più ambiziosi. Promette vittorie, garantisce incassi. È affidabile, è benvoluto, è uno sguardo sconosciuto.

La fumata è bianca, il nuovo presidente degli imperatori (nel senso dei pinguini) è Lui. 

Lui che così spontaneamente si siede sul trono.

Lui che così dal niente attira tutti a sé.

Lui che si toglie la maschera.

Lui che in realtà è una foca.

Lui che se li pappa tutti.

Attenzione cervelli d’uccello, la foca arriva sempre, democraticamente, sul più bello.

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