Senza parole

di Francesco Marinoni

È sempre difficile scrivere il primo articolo di un giornale, prendersi la responsabilità di rompere il ghiaccio e partorire l’incipit di un editoriale: l’ho sempre pensato, anche se questa volta sento che il peso è più ingombrante del solito. Soprattutto perché questo mese devo presentarvi un giornale che parla del silenzio, ovvero un giornale che non parla, per definizione. Certo, nessun giornale parla nel vero senso della parola, ma il nostro vorrebbe essere ancora più muto del normale.

Capite adesso il mio problema? Parlare di silenzio è un gioco, una finzione, perché anche solo nominandolo esso sparisce. E se di un gioco si tratta, questo è sicuramente uno di quelli con un sacco di varianti, imprevedibile e interpretabile un po’ a piacimento. Il silenzio è mortale quando è imposto, ma a volte è la miglior forma di rispetto che si possa mostrare, quando siamo di fronte all’incommentabile. È un rifugio e un’arma di difesa, ma sa anche essere tagliente come poche altre cose. 

Ed è proprio per questo che abbiamo scelto di metterlo al centro di questo mese. Perché scrivere di silenzio è in fondo un gioco stimolante, che ti porta per forza di cose a sperimentare e a metterti alla prova. Per non restare senza parole.

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