di Samuele Togni

Cos’hai capito dall’amore tuo più fragoroso?

E dall’odio più stridente?

E dal cantare delle cicale,

dal fischiettio dei merli

e dal canto dei lupi?

Cos’hai capito dalle ninne nanne della madre?

E da quelle della nonna?

Che ne è delle urlate del padre?

Cos’hai capito dalle parole che in tutta la tua vita hai sentito?

Forse le hai ascoltate tralasciando 

quella cosa che tralasciata fa speranza,

che è le cose non dette,

non udite,

non calpestate dall’orecchio quando si crede scarpa,

che è il pozzo delle possibilità,

che è il volto girato del silenzio 

che mai vedrai.

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