Split

di Brian Arnoldi

Kevin è un ragazzo problematico. Anzi, forse sarebbe meglio dire che Kevin non è uno, ma è tanti. Kevin Crumb è infatti il protagonista, magistralmente interpretato da James McAvoy, di Split, film del 2016 di M. Night Shyamalan (Il Sesto Senso, Unbreakable). Come il titolo della pellicola può suggerire, la mente del ragazzo è divisa tra tante personalità diverse. Ventitré, per la precisione. La personalità che risponde al nome di Kevin è quella “normale”: il classico ragazzo di città, tranquillo, uno di quelli che “non farebbero male ad una mosca”. I problemi però iniziano quando entrano in scena le altre identità di Kevin, instabili e deviate, che costringono il protagonista a rapire tre adolescenti, a torturarle e persino ad ucciderle. 

Ciò che più colpisce del film, in maniera anche abbastanza macabra, è che, se Kevin risulta essere un personaggio stereotipato e abbastanza “piatto” e quasi inverosimile, le sue altre personalità godono di una caratterizzazione estremamente profonda, e il loro alternarsi sullo schermo senza soluzione di continuità rende il film ancora più angosciante. In un attimo, Kevin può lasciare spazio a Dennis, l’essere sadico e violento che si è macchiato del rapimento che dà il via al film; a Patricia, una donna fredda e calcolatrice; a Barry, il “volto di facciata”, la maschera che le personalità usano per relazionarsi con la psicologa che da anni segue il caso di Kevin; oppure ad Hedwig, un ingenuo e spensierato (nonché assolutamente inquietante) bimbo di nove anni. La personalità più deviata è però quella della “Bestia”, dai connotati al limite dell’umano, dotata di una forza innaturale e di una sete di sangue che potrebbe sfociare nel cannibalismo: una sorta di punto d’incontro tra l’uomo ed un predatore animale, che avrà grande spazio nel finale del film.Facendo qualche ricerca sulla pellicola e soprattutto sulle fonti utilizzate dal regista nelle fasi di scrittura e sceneggiatura, ci si può poi imbattere nella storia di quello che dovrebbe essere il “modello” su cui è nata la caratterizzazione delle personalità di Kevin: Billy Milligan. Il nome di Milligan probabilmente dirà poco o nulla ai più, ma il suo caso risale agli anni ’70 e, all’epoca, sconvolse gli Stati Uniti: Milligan rapì, stuprò ed uccise tre studentesse universitarie (come Kevin in Split), per poi essere assolto per infermità mentale. Milligan infatti soffriva di un disturbo dissociativo dell’identità: dentro di lui convivevano ventiquattro personalità diverse, sviluppate dal giovane a causa delle violenze subite da parte del patrigno quando era ancora bambino. Il caso di Milligan, in cui per la prima volta nella storia giudiziaria americana un omicida veniva assolto per infermità mentale, divise l’opinione pubblica: chi credeva fermamente nell’innocenza dell’assassino, influenzato dalle sue diverse personalità, e chi lo reputava assolutamente colpevole dei crimini commessi, che all’epoca l’avrebbero portato ad una condanna a morte. La diatriba, a quasi mezzo secolo di distanza dall’archiviazione del caso, è ancora aperta: Milligan era una vittima inconsapevole di una grave patologia psicologica o solo un bravissimo attore?

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