Lo spazio tra maschera e volto

di Marta Naldi

Andare al circo è, ormai, diventato desueto.

Ma proviamo, per un attimo, a calarci di nuovo nell’atmosfera: il pesante tendone colorato insudiciato dalla polvere e dal sudore, lo schiamazzo continuo del pubblico spesso composto da bambini impiastricciati di zucchero filato, il riflesso delle luci sui lustrini dei costumi… e loro, i clown.

Con la loro presenza scenica costituiscono uno dei numeri principali dell’intero spettacolo. Arriva sempre il momento, atteso da alcuni con particolare trepidazione, in cui il sipario si chiude per poi riaprirsi e lasciar spazio alle gag esilaranti. Per il tempo limitato in cui questi sketches occupano il palco, lo spettatore non può dedicarsi ad alcun’altra attività se non quella di ridacchiare, sbellicarsi per le battute e rimarcare un particolare motto di spirito dando una lieve gomitata al proprio vicino.

È solo dopo, magari durante i voli precari degli acrobati o nel corso del numero centrato su fiere ammaestrate a saltare all’interno di cerchi incendiati, che si avverte uno strano retrogusto di amarezza mista a melanconia.

La classica musichetta e l’esagerata gestualità, con le quali il clown si mette in ridicolo, ci portano a guardare con ironia anche le situazioni quotidiane. Quel retrogusto amaro ci conduce in una duplice dimensione: la realtà viene mostrata facendone emergere le sfaccettature più drammatiche, rivelando però la possibilità altra di riderne. Proprio come la maschera di certi clown in cui convivono quel sorriso iperbolico ed una lacrima.

E mentre lo spettacolo continua davanti ai nostri occhi intuiamo sempre di più come lo spazio stretto e funambolico tra maschera e volto è l’umorismo. È questo che mantiene viva e costante la relazione tra i due: così facendo modifica continuamente l’immagine che diamo di noi. Questo atteggiamento di leggerezza e di ironia nei confronti di ciò che ci accade permette di modificare l’attitudine verso le cose, creando un legame non rigido ma bensì sempre pronto ad evolversi.

Con l’aiuto dell’umorismo che non esplicita ma invita a una riflessione ironizzando, la maschera si adatta un po’ di più al nostro volto, perdendo quell’inflessibilità precedente imposta da noi stessi. Analogamente, lo humor vivifica il rapporto con gli altri aiutandoci a modularlo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...