Intervista a Vittorio Sgarbi

di Francesco Placenza

Altro: Onorevole Sgarbi: finalmente, dopo numerosi tentativi per contattarla, abbiamo il piacere di intervistarla. Troppi impegni durante la campagna elettorale?

Sgarbi: Ma vuole farsi i c***i suoi? Devo forse dar conto di come conduco la mia vita? Fatevi bastare le foto di me nudo sul divano e i miei video sul cesso per quello!

A: Ho capito, torneremo più tardi alla politica. Cominciamo da dove ha cominciato lei: come l’hanno conosciuta gli italiani? Come è diventato famoso?

S: Una domanda già più seria. Mi affermai in televisione al Maurizio Costanzo Show, dove alternavo lezioni d’arte a vivaci dispute con persone che si credevano intelligenti e istruite ma, poverette, non sapevano di essere delle capre.

A: Vi fu in particolare un litigio molto accesso con un’insegnante/poetessa, dico bene?

S: Dice malissimo, perché quella non era un’insegnate, tantomeno una poetessa, bensì un’ignorante. Ma una che viene in televisione a leggere una poesia, di cui avrebbe fatto meglio a non dichiararsi l’autrice, e poi, in seguito alle mie critiche sul suo orribile componimento, mi dà dell’”asino poetico”, secondo lei può pretendere che io non risponda? Che non dica nemmeno la mia opinione?

A: E quale fu la sua opinione? 

S: Le dissi: “lei è una stronza”. Questo risultò scandaloso per all’epoca (era il 1989), poiché nessuno, prima di me in quell’occasione, si era mai permesso di dire una parolaccia in televisione. 

A: Immagino che le conseguenze furono gravi, se l’accaduto ebbe l’effetto che lei mi dice…

S: Non ne parliamo: Costanzo era indignato a dir poco e pretese le mie immediate scuse alla signora e quando mi rifiutai la “poetessa”, come a lei piace chiamarla, mi querelò.

A: Fu condannato?

S: Ebbene sì; per aver detto la verità fui condannato a pagare una multa di 60 milioni di lire. 60 MILIONI DI LIRE. C’è però un lato divertente: a mia volta querelai la suddetta “poetessa”, che fu obbligata dal giudice a restituirmi 15 milioni di lire. Ricordo ancora la sua faccia, era rimasta di stucco.

A: Non mi è chiara una cosa però: pare che lei, in fin dei conti, ci abbia rimesso in tutta questa storia. Pertanto come è possibile che lei consideri tale evento come quello che fece conoscere a tutta Italia il nome di Vittorio Sgarbi?

S: Per essere onesti non sapevo, prima di ritrovarmi in quella situazione, che avrei riscosso tanto successo, che tutti avrebbero saputo chi ero. No, io avevo solo un’intuizione che utilizzai sempre, dalla prima volta che andai in televisione: fare bastian contrario, cioè l’esuberante, che non ha peli sulla lingua o frani inibitori. Bene inteso che Vittorio Sgarbi non è così nella sua vita privata; amici e familiari non ne avrei nemmeno se mi comportassi così.

A: Perché allora fa così?  Se questo non è lei, perché comportarsi in questo modo?

S: Ma lei sa cosa faccio io? Io sono un laureato in filosofia con specializzazione in storia dell’arte, ambito in cui pubblico libri. Secondo lei quanti li leggerebbero? Quanti verrebbero a teatro a sentirmi parlare di Caravaggio o Michelangelo? Tutta la mia formazione ha pochissimo peso oggi e l’unico modo per farsi conoscere da un vasto pubblico è stato andare in televisione a recitare la parte di qualcun altro. I telespettatori non vogliono vedere il noioso critico d’arte Vittorio Sgarbi, ma l’esuberante Vittorio Sgarbi che manda tutti a cagare. E io sono l’unico che li ha accontentati.

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