Prospettive – Antifascismo

Italiano!

di Samuele Togni

Italiano! 

È la patria che ti parla! È la patria che ti chiama! È la patria che ti convoca con voce convocante! 

Eccomi! È così che devi rispondere. 

Eccomi! È così che devi agire! 

Eccomi! È così che devi, ecco! 

Italiano! 

Dammi dei figli! Cento! Mille! Diecimila! Diecimilaeuno! Spediscili al fronte, vicino ai miei occhi, che io li veda correre e vivere e correre e morire e ululare energia e sfrecciare con la mano sul volante scintillante conquistando l’atlante! Spediscili al fronte, vicino alle mie orecchie, che io senta i loro moschetti strillare Zut Zut Zut e uccidere quelle mosche che Frallalà riempiono il mondo di schif schif merd! 

Italiano! 

Tu sei il braccio che mi nutrirà, il piede che calpesterà i suoli che mi apparterranno! Che calpesterà i monti, che calpesterà le pianure. Le pianure fertili e nutrite dai fiumi. 

Fiumi! Versatemi fiumi! Fiumi di grano, fiumi di sangue, fiumi di Fiume! 

Tutto a me! Perché tu non sei niente! Perché tu sei me! Perché me sono io! 

Italiano! 

Combatti per me i Scassm’ Ball Brutt che si oppongono alla gloria della gloria della gloria delle mie colonie! Sbatti con un bel Tunf Splat Sgrr i Cartaginesi dalla pelle scura! Sii il mio nuovo Scipione l’Africano! 

Italiano! 

Taci! 

Agisci! 

Lavora! 

Igienizza il mondo! 

Armati! 

(Queste grida sbilenche echeggiano dal manicomio in cui Patria è ricoverata. Si pregano i gentili visitatori di non prenderle seriamente) 

Orgoglio fascista

di Lorenzo Caldirola

Nota di lettura: la cosa divertente in questa prospettiva dovrebbe essere il fatto che ho provato con tutte le mie forze a prendere slogan del fascismo e riarrangiarli alla bene e meglio per creare la scimmiottatura di un discorso fascista, ma il risultato è stato un perfetto scritto di propaganda. Tale straordinario fatto si commenta da sé.

Italiani, ricordate che il vero fascista disdegna la vita comoda e fa affidamento alla terra che è l’unica banca che non fallirà mai. È l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende: i contadini in guerra e in pace sono le forze fondamentali delle fortune della Patria, è grazie a loro se la vera Italia, proletaria e fascista, non può essere sconfitta. Noi tireremo dritto, siamo pronti a difendere la nostra folgorante vittoria con la stessa intrepida e inesorabile decisione con la quale l’abbiamo conquistata, perché ricordate baionette italiane: al vostro acciaio è affidato col destino d’Italia quello dei popoli d’Europa. L’Europa sarà domani fascista per lo sviluppo logico degli eventi, il fascismo da fenomeno italiano è diventato fenomeno universale e rivendica il suo spirito contadino. La marcia continua perché altre mete attendono il segno romano della nostra conquista perché la nostra ambizione è questa: rendere forte, prosperoso, grande, libero il popolo italiano. E nessuno si illuda di poterci piegare senza avere duramente combattuto, siccome per il popolo italiano necessario è vincere più necessario combattere. E onore anche ai nostri figli, vogliamo che i giovani raccolgano la fiaccola, s’infiammino della nostra fede e siano pronti e decisi a continuare la nostra fatica. Libro e moschetto, fascista perfetto. Boia chi molla, a noi, marciare per non marcire e molti nemici molto onore!

Il padre

di Francesco Placenza

É nato finalmente, ed è un maschio. Non posso che chiamarlo Italo, d’altronde non mi sono rimasti più nomi da dedicare alla Patria, li ho usati tutti per gli altri miei figli. Se ancora ci penso non mi sembra vero: è nato persino il 28 Ottobre, ricorrenza della Marcia su Roma; quanto sarebbe fiero di me il Duce. Per non parlare del fatto che è il mio settimo figlio; avendone sette, e tutti con nomi patriottici, posso finalmente recarmi all’“Ufficio fascista famiglie numerose” chiedendo non solo le ricompense di 15 lire per figlio, ma persino la “Medaglia della coniglia” per mia moglie, che così tanto ha faticato ma finalmente potrà essere premiata per i suoi numerosi (sette) sforzi. Sono davvero fiero di averla sposata. È una donna altera, forte, che con fermezza porta avanti le mansioni casalinghe e l’allevamento dei figli. E la sua opera incalzante ed attenta si fa sentire: il mio primo figlio, Cesare, è portabandiera tra gli avanguardisti ed eleva al cielo il nostro nome; la seconda, Abissina, è una giovane italiana fra le migliori della sua età; Cirenaico, Tripolino e Augusto sono dei Balilla ubbidienti; Rommel è un figlio della lupa robusto e, a detta dei suoi compagni di classe, già un temibile combattente. 

Dovrei accontentarmi della mia famiglia, mi dicono in tanti, ma io so che il Duce mi chiede di più, che la patria mi chiede di più. Quindi continuerò a compiere il mio dovere da italiano, continuerò ad entrare nelle trincee della mia battaglia. Dove sei, coniglia mia? 

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