Piccoli balilla crescono

di Samuele Togni

Un balilla e una piccola italiana camminano ordinati, mano nella mano, verso la scuola. In mano hanno i loro quadernetti e sulla pelle le uniformi: calze, calzettoni verdi e camicia nera per lui, gonna nera e maglioncino bianco guarnito di tricolore per lei. Questa era una delle copertine de “Il libro della prima classe”, edito dalla libreria dello Stato, durante il ventennio. Ci si aspettava di peggio, si potrebbe pensare, ma dopotutto siamo solo alla prima elementare. 

Nella seconda classe scompare la bambina e rimane solo il balilla, sempre in uniforme, che troneggia davanti a uno sfondo di fasci littori verdi, bianchi e rossi, con un quaderno nella mano sinistra e un moschetto nella destra. La terza elementare mostra invece già il soldato, senza volto ma con caschetto e moschetto, che monta la guardia sotto a un gigantesco fascio color del sangue; con la quarta la manfrina non cambia e, alla quinta elementare, finalmente la copertina svela il vero obiettivo dell’istruzione: un non più piccolo esercito di non più piccoli balilla in marcia, pronto a versare tutto il proprio sangue per l’impero. 

Tutto questo solo nello strato superficiale dei libri. Aprendoli invece si apre anche un mondo, il mondo del Duce: propaganda, estetica, pedagogia, politica coloniale e chi più ne ha più ne metta si mescolano, si fondono in un equilibrio perfetto, studiato a tavolino. Il tutto è un meccanismo che ha un solo obiettivo: plasmare milioni di identiche pedine per il grande scacchista. 

Il fascismo non si nasconde dietro gli angoli dell’istruzione, bensì ostenta la propria presenza anche e soprattutto in questo ambito. In italiano si utilizzano come dettati i discorsi del duce; in storia si elogia la gloria dell’antico impero romano e del suo moderno restauratore; in geografia si parla delle terre africane e delle loro popolazioni arretrate, nei confronti delle quali il popolo italiano ha il dovere di mostrarsi come portatore della civiltà. Il fascismo non fatica a trovare spazio neppure nella matematica, neanche in banalità quali la spiegazione della proprietà commutativa nella moltiplicazione: “Se ho 3 file di 4 Balilla, ho Balilla 4 x 3 = Balilla 12. Al comando “front a destra!” i Balilla si dispongono in 4 file da 3, cioè divengono Balilla 3 x 4”. 

La pedagogia fascista non si ferma qui: oltre alle scuole occupa la narrativa, occupa i fumetti. Possiamo leggere così le storie di Romano il legionario, che combatte con ogni mezzo in Spagna e nella guerra mondiale; conosciamo Pancetta Nera, un piccolo nativo africano che si caccia sempre nei guai e che deve essere sempre aiutato dall’italiano colonizzatore; vediamo le malefatte e gli astuti stratagemmi di Assalonne Mordivò: ricco, grasso, avaro, ma soprattutto ebreo. 

E nessuno si opponeva? Domanda lecita. Si pensi però che anche negli anni sessanta dagli Stati Uniti una certa azienda Disney proponeva cartoni animati in cui chi prestava la voce a personaggi scimmieschi era afroamericano, e in pochi si sono lamentati di questo, seppur velato, razzismo di fondo. Perciò quando si critica il fascismo occorre prestare attenzione anche alle altre forme di autorità anche quotidiane (che magari si presentano come salvatrici e benefiche), per non cascare di nuovo nello stesso tranello. 

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