Intervista alla pancia della nazione

di Marta Naldi

Intervistatrice: Buongiorno signora Pancia. Posso interrompere la sua digestione per chiederLe la sua opinione riguardo la questione dell’immigrazione…

Pancia: Cosa vuole che le dica?! È sotto gli occhi di tutti cosa portano gli immigrati: il numero di disoccupati aumenta, gli italiani non hanno casa, i crimini e il disordine crescono. La verità è che ci vuole un uomo forte pronto a ripristinare ordine e disciplina. Basta con questi politici che si promettono e che si ingrassano a nostre spese.

I: Nei periodi di crisi economica e sociale è ricorrente la sfiducia negli strumenti della democrazia. La globalizzazione dei mercati e la delocalizzazione della produzione, l’automazione dei processi produttivi e la rapida obsolescenza delle professioni richiedono una riflessione complessa…

P: Me ne frego! Siamo invasi dagli immigrati che rubano lavoro e casa agli italiani, rapinano e spacciano, stuprano le nostre donne e portano anche le malattie…

I: Mi sembra che anche in altri momenti storici, ad esempio al tempo dell’impero romano, ci furono migrazioni imponenti. L’arrivo dei barbari aiutò la caduta dell’impero, tuttavia la nostra civiltà occidentale è nata proprio dalla mescolanza dei popoli e del diritto e delle tradizioni franche, dei valori cristiani diffusi dall’impero e dalle usanze longobarde. Inoltre la storia stessa dell’umanità nasce dallo sconfinamento dei nostri progenitori dal continente africano verso l’Eurasia. Nonostante la nostra percezione, è scorretto e fuorviante parlare di un’invasione o, addirittura, di una sostituzione etnica: non si può negare la loro presenza all’interno del paese ma rappresentano solamente l’8% della popolazione complessiva!

P: Bei discorsi ma ci vuol altro: prima gli italiani! Rimandiamoli a casa questi clandestini: è tutto un traffico e un magna magna, chi scippa di qua chi ruba di là. Spendiamo più per loro che per i nostri malati e per i nostri giovani disoccupati!

I: Veramente in questo grande business dell’accoglienza e dell’integrazione gli unici a lucrare e a trarre profitto sono gli italiani, impiegati o dirigenti che siano, di certe cosiddette organizzazioni non governative (ONG). Infatti, dei 35 euro giornalieri garantiti dallo Stato, nelle tasche dei migranti spesso e volentieri ne arrivano solo 2. Una cifra ridicola se si pensa ai bisogni quotidiani che ciascuno di noi deve soddisfare.

P: Puttanate! Così come i corridoi umanitari! Qui vogliono farci fessi, credono che non capiamo che è solo una strategia per fare sembrare il tutto più legale. Ma io non me la bevo: che vengano con i barconi o che arrivino a bordo di una nave da crociera sempre in Italia sbarcano!

I: A dire il vero proprio grazie ai passaggi umanitari il numero di profughi è sensibilmente diminuito. Per di più coloro che approdano in territorio italiano sono controllati prima e dopo il viaggio. Essendo registrati subito dopo il loro arrivo è più facile, per le autorità locali e non, monitorare i loro spostamenti.

P: Macché spostamenti e spostamenti. Quelli ce li lasciano tutti qui. Altro che Europa! In quest’inutile Unione siamo gli unici a farci carico di ‘sti disgraziati…

I: Mi permetto ancora una volta di contraddirla… la Germania accoglie più di noi e meglio: le sue politiche, infatti, favoriscono l’integrazione lavorativa e sociale. Questo è quello su cui dovremmo puntare anche noi. 

P: Ma come anche lei sta da quella parte? Me lo poteva anche dire subito che non perdevo tempo con lei!

I (rincorrendola): Signora Pancia mi ascolti… La prego aspetti un attimo… l’intervista non è ancora terminata…

(La Pancia è, però, troppo lontana per udirla o forse così vuol farle credere)

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