Intervista al Collettivo Ferruccio Dell’Orto

di Andrea Calini

Per questo numero abbiamo scelto di intervistare due ragazzi del neonato Collettivo interscolastico Ferruccio Dell’Orto. La forma di questa intervista, come avrete modo di vedere, non è quella classica, dialogica, fatta a domanda e risposta. Questo perchè la chiacchierata fatta con Luca Redolfi e Stefano Zadra è stata molto trasversale, ricca e a briglie sciolte, difficile da costringere nella statica e rigida impostazione giornalistica. 

Il fondamento sul quale è nato il Collettivo Ferruccio Dell’Orto è in realtà un’assenza, quella dei collettivi studenteschi, che erano presenti invece fino a qualche anno fa, in forme e forze diverse, all’interno di quasi tutti gli istituti superiori. Cercare di rianimare questa presenza è stata la prima parola d’ordine: recuperare i contatti e cercare di far nascere qualcosa. Le occasioni per il battesimo del gruppo sono state però principalmente due e ben individuabili Inizialmente, davanti al liceo Falcone, appare, una mattina dello scorso dicembre, uno striscione di Blocco Studentesco, l’organizzazione scolastica legata al partito neofascista Casapound. All’ennesima provocazione davanti ad una scuola, davanti alle teste chinate all’ingresso e alla vergogna nel leggere tali scritte, qualcuno decide invece di alzarla, la testa. Lo striscione viene strappato e gettato a terra, ma non può finire qui. Il giorno dopo un altro striscione accoglie gli studenti in entrata: è semplice, scarno, diretto, senza simboli politici o di associazione. Recita due semplici parole: “Zona Antifascista”. La bellezza di quest’azione risiede nel rivendicare l’antifascismo come bene collettivo, come base morale della vita cittadina e come comandamento morale dell’azione politica. L’antifascismo come pratica corale di civiltà, tolleranza e libertà. Come spazio d’azione che accoglie tutti quelli che credono che non sia solo una parola da rispolverare il 25 aprile o in occasione di qualche provocazione o attacco fascista, ma bensì un universo fatto di idee, esempi, memoria, lotta e liberazione. C’è una storia da difendere e far conoscere: di questo Luca e Stefano sono convintissimi. 

La seconda tappa del battesimo del collettivo è il corteo che ogni anno, l’8 febbraio, si organizza in occasione del memoriale della morte del diciassettenne Ferruccio Dell’Orto, studente di origini milanesi trucidato nel ‘45 dalla barbarie nazifascista. Alla fine di quel corteo, che si conclude come ogni anno sotto la targa dedicata a Ferruccio in via Pignolo 10 (luogo in cui, ferito, venne preso e portato in caserma dagli squadristi), le ragazze e i ragazzi del Collettivo fanno un intervento di grande spessore, ribadendo la necessità di un antifascismo militante all’interno e all’esterno delle scuole per ripulirle e ripulire, al tempo stesso, la memoria troppo spesso tradita di quelle giornate di lotta partigiana.

Luca e Stefano sono ovviamente consapevoli delle difficoltà che temi come questi incontrano di questi tempi: mi parlano della scarsa politicizzazione studentesca (non partitica, della politica più essenziale che si dovrebbe imparare a fare sin dalle scuole), analizzano davanti a me la risalita dei movimenti neofascisti e la contemporanea caduta dei discorsi sul valore e sull’esempio dell’antifascismo; evidenziano il nichilismo e l’individualismo imperanti che decenni di globalizzazione hanno portato nel discorso pubblico come nella vita quotidiana.

Al combattere il disinteresse imperante uniscono la necessità di informare su che cosa sia il fascismo oggi. Su come combatterlo e su come vincerlo. Oggi così come uno studente, 73 anni fa, ha insegnato a tutti a fare.

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