Il grande dittatore

di Rosamarina Maggioni

Il film “Il grande dittatore” è la risata amara di Charlie Chaplin contro gli orrori perpetrati nel territorio europeo durante la dittatura dei regimi nazifascisti. Questa opera, frutto della sua epoca, è riuscita a rielaborare in maniera satirica la figura di Hitler stesso e, in secondo piano, quella di Mussolini, veicolando una denuncia delle persecuzioni contro gli ebrei su cui molti governi europei, all’epoca, preferivano mantenere il silenzio. Chaplin racconta le storie parallele di due personaggi speculari ma identici nell’aspetto, affidando a se stesso entrambi i ruoli: un imbranato barbiere ebreo e Adenoid Hynkel che, nelle sembianze (inclusi gli immancabili baffetti), nella divisa e negli atteggiamenti, ricalca da vicino l’immagine di Adolf Hitler. La comicità del protagonista (il barbiere) diventa lo strumento in grado di incrinare la gigantesca “macchina del consenso” messa in moto dal nazismo e di svilire la figura quasi sacrale del Fuhrer. Il film è costellato di scene comiche firmate Charlie Chaplin che riescono a sdrammatizzare i toni dei temi trattati senza peró farli scadere nel banale. L’evento cardine dell’intero filmato è lo scambio di persona avvenuto alla fine di una serie di peripezie tra il barbiere ebreo e Hynkel, che culmina nel grande discorso all’umanitá pronunciato da Chaplin (barbiere ebreo). Un’esaltazione della solidarietà e della dignità umana contro le brutture del nazifascismo, in cui la libertà e l’odio sono identificati come le sole scelte possibili. Il richiamo alla responsabilità dell’individuo e della collettivitá risuona come un grido d’allarme alla societá dell’epoca che oggi, con l’aumento di odio e intolleranza, risulta piú che attuale.

Di seguito è riportato integralmente il testo del “Discorso all’umanitá”:

“Mi dispiace. Ma io non voglio fare l’imperatore. No, non è il mio mestiere. Non voglio governare, né conquistare nessuno; vorrei aiutare tutti se è possibile: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi, esseri umani, dovremmo aiutarci sempre; dovremmo godere soltanto della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti: la natura è ricca, è sufficiente per tutti noi; la vita può essere felice e magnifica.
Ma noi lo abbiamo dimenticato.
L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, ha precipitato il mondo nell’odio, ci ha condotto a passo d’oca a far le cose più abiette. Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi; la macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà; la scienza ci ha trasformato in cinici; l’abilità ci ha resi duri e cattivi.
Pensiamo troppo e sentiamo poco.
Più che macchinari, ci serve umanità.
Più che abilità, ci serve bontà e gentilezza.
Senza queste qualità, la vita è violenza, e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno riavvicinato le genti. La natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale, l’unione dell’umanità. Perfino ora la mia voce raggiunge milioni di persone nel mondo, milioni di uomini, donne , bambini disperati.
Vittime di un sistema che impone agli uomini di torturare e imprigionare gente innocente.
A coloro che mi odono, io dico: non disperate, l’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero. L’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano, l’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. E il potere che hanno tolto al popolo, ritornerà al popolo.
E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa.
Soldati! Non cedete a dei bruti! Uomini che vi sfruttano! Che vi dicono come vivere! Cosa fare! Cosa dire! Cosa pensare! Che vi irreggimentano! Vi condizionano! Vi trattano come bestie! Non vi consegnate a questa gente senza un’anima!
Uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore.
Voi non siete macchine, voi non siete bestie, siete uomini!
Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate coloro che odiano solo quelli che non hanno l’amore altrui.
Soldati! Non difendete la schiavitù! Ma la libertà!
Ricordate, promettendovi queste cose dei bruti sono andati al potere: mentivano, non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. I dittatori forse son liberi perché rendono schiavo il popolo. Allora combattiamo per mantenere quelle promesse! Combattiamo per liberare il mondo, eliminando confini e barriere! Eliminando l’avidità, l’odio e l’intolleranza! Combattiamo per un mondo ragionevole; un mondo in cui la scienza e il progresso, diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!”

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