Antifascismo a mezz’asta

di Francesco Marinoni e Lorenzo Caldirola

Aprile 2018. Dopo quasi 73 anni dal 25 Aprile 1945, data che segna la liberazione dell’Italia dal nazifascismo, il nostro paese ancora non è riuscito a fare del tutto i conti con il regime e con l’ideologia ad esso associata. In particolare, la diffusione del fascismo, nelle sue forme moderne, sembra interessare soprattutto i giovani. Abbiamo deciso di indagare questo fenomeno con un questionario che è stato somministrato a studenti delle scuole superiori e universitari di Bergamo e provincia.

Quando abbiamo deciso di stilare il questionario, non sapevamo bene cosa aspettarci. Su argomenti come il fascismo infatti è difficile stabilire a priori che percezione si abbia da parte degli altri. Sono idee che spesso si tende a tenere per sé, perché si tratta di questioni delicate che portano anche a divergenze di opinione e discussioni piuttosto accese. Quelli che abbiamo tratto dalle risposte, quindi, sono dati in ogni caso interessanti, che proviamo ora ad analizzare.

Nella prima parte del questionario abbiamo deciso di concentrarci sul rapporto personale con le ideologie fasciste e su come questo influisca anche sulle relazioni interpersonali. Ne è risultato un quadro piuttosto eterogeneo: sebbene quasi la metà delle persone si riconoscano completamente negli ideali antifascisti, il numero di persone che se ne dissocia non è trascurabile (299 persone su 1019 hanno dichiarato di non sentirsi per nulla o quasi antifasciste). Interessante poi notare la grossa frattura fra antifascismo militante e non: solo il 10% degli intervistati ha dichiarato di aver preso parte a un corteo, mentre il 60% si dichiara antifascista non militante. I giovani quindi sembrano essersi allontanati dalle piazze o comunque l’attaccamento a questo ideale non è tale da spingerli a manifestare. Diversa è la questione quando entrano in gioco i rapporti di amicizia: qui risulta evidente la difficoltà nell’accettare opinioni di stampo fascista, in particolare quando ad esporle sono persone care. Si potrebbe parlare di una “lotta antifascista” che viene condotta solo in piccolo e ha paura di esporsi pubblicamente (o che comunque non ne sente la necessità). Dall’altra parte bisogna comunque registrare un 30% di risposte che indicano indifferenza o apprezzamento nei confronti di opinioni fasciste. Un numero che, seppure piuttosto basso, fa abbastanza riflettere.

Abbiamo poi indagato le opinioni riguardo a fascismo e antifascismo più in generale, con riferimenti anche alla conoscenza storica. Anche qui i dati si presentano piuttosto confusi: sebbene l’antifascismo come valore fondante della Repubblica è accettato da più dell’80% degli intervistati, la condanna del ventennio fascista sembra un passo più difficile da affrontare. Quasi il 40% ritiene infatti che le opinioni negative su questo periodo storico siano, totalmente o parzialmente, dovute ad analisi storiche successive “viziate” dall’esito disastroso dell’Asse in seguito alla guerra. Un altro luogo comune che appare difficile da scalfire è quello che vede antifascismo ed estrema sinistra come legati fra loro: per il 30% è così e questo indica che lo stereotipo del partigiano comunista resiste ancora (in realtà le bande partigiane si riconoscevano in ideologie molto diverse fra loro e non tutte legate alla sinistra).

Nell’ultima parte del questionario ci siamo concentrati sulla situazione contemporanea e sul neofascismo, approfondendo anche il tema dell’immigrazione. Sull’impedire ai movimenti neofascisti di esprimersi l’opinione degli intervistati è sostanzialmente spaccata in due, con una leggera maggioranza di chi è favorevole. Quasi unanime è invece la condanna dell’uso della violenza per portare avanti questo principio (non giustificabile per il 90%). Risulta sorprendente come il 20% degli intervistati non ritenga Casapound e Forza Nuova dei movimenti neofascisti (anche perché sono essi stessi a dichiararsi tali) e che una percentuale di poco più alta (23%) vedrebbe di buon grado per il nostro paese affidare temporaneamente il potere a una sola persona, su modello del dux della Roma antica. Le risposte più inaspettate tuttavia sono arrivate a proposito di un’affermazione sulla logica del “prima gli italiani”, presa dalla pagina Facebook di Simone Di Stefano, leader di Casapound, ma presentata volutamente senza fonte: più della metà delle persone si sono dichiarate d’accordo. Preoccupante: confrontandolo con gli altri dati, è evidente come fra i giovani si faccia fatica a riconoscere affermazioni di stampo fascista quando sono presentate in maniera meno esplicita. Detto in altre parole, se un “w il duce” riscuote poco successo un “prima gli italiani” conquista, anche se a dirlo potrebbe essere la stessa persona. Evidente qui è anche l’influenza della questione immigrazione, che viene infatti percepita come problematica dal 70% degli intervistati. Questo è un dato un po’ più difficile da interpretare, perché il vedere l’immigrazione come un problema può essere legato a fattori diversi e non presuppone per forza razzismo o xenofobia. Tuttavia la correlazione con l’affermazione precedente risulta piuttosto evidente e dimostra chiaramente il pericolo dei nuovi fascismi, che si nascondono dietro ai razzismi più o meno velati cavalcando la paura.

Altre considerazioni interessanti sui dati ottenuti: la conoscenza dei collettivi neofascisti è legata alla partecipazione agli eventi da questi organizzati, il che sostanzialmente mostra come siano essenzialmente i militanti a notare la presenza e a definire neofascisti questi movimenti. Anche da questo traspare una certa difficoltà nel riconoscere i nuovi fascismi da parte di chi non si definisce tale. Da notare poi che chi si dichiara favorevole all’introduzione della figura del dux su modello romano ha un’opinione tutto sommato positiva del ventennio fascista fino all’ingresso in guerra: risultato abbastanza prevedibile, anche perché l’intento era proprio quello di presentare l’ascesa al potere di un dittatore come una soluzione accettabile in grado di dare stabilità e benefici, che è sostanzialmente il pensiero di chi crede che l’unico errore di Mussolini sia stato scendere in guerra.

Infine, una nota per le 70 persone che dichiarano di non sapere cosa si commemora il 25 Aprile (molte delle quali hanno manifestato anche apprezzamenti per il ventennio): la redazione di Altro vi invita calorosamente ad aprire un libro di storia, può farvi solo bene. Ringraziamo invece tutti gli altri per aver preso parte al sondaggio e per i molti commenti divertenti che avete lasciato: ne pubblicheremo una selezione sulla nostra pagina Facebook.

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