Psico muri e psico persone

di Domnita Prisacari

La storia non insegna più niente o insegna troppe cose, in modo sbagliato e spesso alle persone sbagliate. Insegna soprattutto a coloro che sanno infiammare le folle con discorsi poco razionali, ma che arrivano direttamente al cuore (e in particolare modo alla pancia) di folle arrabbiate con la vita e la società. Cercano uno sfogo, spesso violento, di questa rabbia e una giustificazione “valida” per lasciar libera la loro immaginazione, ammesso che ne abbiano e che non accolgano la prima iniziativa che venga messa loro davanti. Insegna (se riesce) dunque a questi individui che questo è un momento propizio per disseppellire i nazionalismi.

Ebbene, io continuo a imbattermi i articoli interessanti. Nel suo articolo “Psico muri” (Espresso, n. 26, giugno 2017) Raffaele Simone dimostra come “l’Europa attuale offra un quadro perfetto per il risveglio dei nazionalismi”. Lo fa elencando e descrivendo (dal risveglio dalla letargia contemporanea fin alle espressioni nazionalistiche dell’inizio Novecento) le caratteristiche e i presupposti che facilitano i movimenti nazionalistici.

“Risvegliata dalle migrazioni di massa e inasprita dai fatti di terrorismo, la convinzione che i confini si difendano solo chiudendoli ha ripreso da alcuni anni a circolare per l’Europa e fuori, diventando un ingrediente tipico delle destre populiste e fasciste. Basta far ruotare il mappamondo per vedere che oggi il nazionalismo è uno dei movimenti politici più potenti del pianeta: dai pesi ex-socialisti dell’UE, alla democratica Austria, all’Inghilterra della Brexit, agli USA di Trump, la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan, l’India di Modi , quasi tutto il mondo sta ridiventando nazionalista. La formula si è arricchita nel corso della storia.”

E prosegue: “[…] Cultura politica primitiva ed elementare, il nazionalismo si risveglia o si accentua in epoche di competizione, di conflitto e di penuria. La scena europea attuale offre ad esempio il quadro perfetto per un risveglio, perché spuntano sempre nuove forme di “altro” da cui mettersi al riparo.”

R.S continua il proprio articolo riproponendo ai lettori i punti cardini del pensiero nazionalistico, caratteristiche “universali”, comuni a tutti i movimenti degni di tal nome:

“Il punto di partenza è l’idea che il territorio dello Stato debba ospitare una sola “nazione” omogenea, un gruppo che condivide ab origine un insieme di proprietà specifiche […] e i sacri confini. Quando i valori scarseggiano, si inventano: la razza perfetta, il popolo eletto, le frasi fatali, i profeti, le umiliazioni da risarcire, il bisogno di spazio, i territori perduti. Il nemico numero uno dei nazionalismi è lo straniero, l’”altro”, comunque si presenti. […] Il secondo passaggio consiste nella ricostruzione del passato. Quando la storia non quadra bene con le sue convinzioni, il nazionalismo la riscrive secondo i propri gusti, inventando narrazioni di sana pianta o manipolando quelle disponibili. […] Il terzo passaggio riguarda le relazioni con gli altri paesi. L’impulso nazionalista sbocca infatti di solito nella richiesta di autonomia. In fondo anche questa è un’operazione di revisione storica. […]

Infine, il protezionismo. Chiudendo i confini, il nazionalismo protegge le merci nazionali da quelle straniere. Pretende in questo modo di salvare il lavoro alla “nostra gente”, come mostra con straordinari a evidenza la difesa da parte di Trump della produzione statunitense”

Perché vi parlo di muri, confini e nazionalismi? A voi che molto probabilmente vi preoccupate di scuola, verifiche, esami e università? Ve ne parlo perché penso che voi, come me, viviate l’assurdità del tempo e guardiate con occhi ancora innocui, ma sconcertati, la società che ci dovrà accogliere in un futuro, non poi tanto lontano. Noi viviamo la diversità (io da straniera e voi con i stranieri tra i banchi di scuola), e allora perché non farne tesoro e imparare a costruire ponti, alleanze e amicizie? I muri stancano, isolano e non arricchiscono (non lo hanno mai fatto).

Per concludere (perché una conclusione è dovuta a tutto, anche a questo articolo un po’ polemico che rischierebbe di andare avanti a grattare i fondi di molti altri discorsi e riscaldarli sulle pagine a venire), vi invito a invertire la rotta che il mondo sembra prendere: tra non molto, se la tendenza non cambia, ci ritroveremo davvero a parlare ai muri (a quelli informatici e fisici), perché saremo attorniati da quelli e non da persone.

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