20K

di Ludovica Sanseverino

Muri che chiudono, muri che opprimono, muri che dividono. Soprattutto in questi ultimi anni in Italia si sta vivendo una situazione, se si può dire, disperata. A causa della potente immigrazione di massa proveniente da paesi più problematici, l’odio e il razzismo si stanno diffondendo con facile velocità. Mentre ci fermiamo a bere il nostro caffè al bar, fumandoci tranquilli una sigaretta, ai nostri confini sta divampando una guerra. Una guerra silenziosa che passa inosservata. Un esempio sostanzioso è quello di Ventimiglia; una piccola città Ligure vicina alla frontiera con la Francia dove tutt’oggi si sta scatenando una guerriglia che sembra non avere fine. Un aiuto importante lo ha dato anche Bergamo che, dal 16 luglio 2016, milita sul confine tra Italia e Francia dopo aver fondato un gruppo di operatori solidali chiamatosi “Progetto20k”: un progetto che nasce da delle presentazioni sull’argomento migranti e migrazioni svoltesi tra Bergamo e Milano. Il progetto solidale conta più o meno 20 operatori sparsi tra Bergamo, Milano e Bologna, ma nonostante i problemi di distanza riesce sempre a garantire una presenza giornaliera al confine. Questo progetto, principalmente, è nato “gridando alla libertà di movimento per qualsiasi essere umano”, dicono i militanti del 20K, e tengono a precisare che “il progetto si sviluppa in seguito al nostro desiderio di attivare percorsi reali e partecipati in una situazione difficile e contraddittoria, che spesso lede lo stato di diritto. Siamo un gruppo di donne e uomini che credono fermamente nelle reti di solidarietà”. Ed è proprio questo che preme tanto ai solidali: il rispetto dei diritti umani. Diritti umani che sembrano oramai estinti nelle più remote terre, soprattutto da quando il sindaco di Ventimiglia, Ioculano, ha indetto un’ordinanza per la quale è stata vietata ogni forma di distribuzione di vivande ai migranti da parte dei cittadini (dal divieto è esclusa solo la Croce Rossa). I militanti affermano che “anche quando quest’ultima è stata sospesa per un breve periodo, i continui controlli della polizia impedivano la tranquillità necessaria alla distribuzione”. Infatti uno degli ostacoli maggiori per i solidali è proprio la polizia francese, intenta a sorvegliare il confine tenendo il mondo al di fuori, che invece di aiutare chi effettivamente ha bisogno di aiuto esegue solo gli ordini di uno stato impaurito che è oramai sfociato nella follia. “La polizia di frontiera francese (PAF) si è resa più volte responsabile di soprusi ai danni dei migranti che cercano di valicare il confine, inclusi respingimenti di minori, brutali pestaggi e inseguimenti con i cani-poliziotto. Un aneddoto importante è stata la giornata del 5 agosto 2016: più di trecento migranti sono usciti dal campo istituzionale della Croce Rossa e si sono recati nella zona confinaria dei Balzi Rossi, supportati da circa una ventina di solidali. Polizia, carabinieri e Digos, chiaramente presenti in forze, ci hanno accerchiato e ci hanno impedito di poter mangiare e bere per circa 15 ore. In seguito è partita una violentissima carica. I feriti sono stati moltissimi, circa centoventi migranti sono riusciti a passare il confine per poi essere riportati in Italia, noi solidali siamo stati tutti tradotti o in commissariato a Ventimiglia oppure in questura a Imperia, e ci hanno affibbiato denunce penali e fogli di via con l’obiettivo di spezzare la solidarietà indipendente. Non ci sono riusciti. Alla fine, abbiamo scoperto che quel giorno circa una quarantina di shabab (cioè “ragazzi” in arabo) erano sfuggiti ai controlli arrivando fino a Nizza.”

Insomma, si sta parlando di persone che non hanno garanzie, e alle quali è stato negato il “diritto, inviolabile per chiunque, di potersi muovere come, quando e quanto gli pare, a prescindere dalla regione di provenienza, dall’etnia, dalla religione.”. Persone che sono caricate e scaricate come merci illegali. Persone che subiscono questo trattamento solo a causa del colore della loro pelle, e per colpa di quest’ultimo, agli occhi della gente, non appaiono nemmeno umani. Vorrei soffermarmi per un attimo su quanto mi è accaduto nel 2014. Io e il mio fidanzato ci fermammo alla stazione di Ventimiglia per proseguire, poi, verso la Costa Azzurra. La stazione era piena di giovani ragazzi, abbandonati oramai a se stessi, sdraiati sul pavimento. Fu uno scenario quasi apocalittico e surreale, e venimmo anche a conoscenza di un campo “no borders” permanente stanziato esattamente al posto di blocco sulla strada del confine tra Francia e Italia. Il luogo era pieno di polizia e all’improvviso, mentre stavamo salendo sul treno, un poliziotto fermò un ragazzo ben vestito; scarpe firmate Nike, un I-phone in tasca e delle cuffiette nelle orecchie. Dopo vari controlli gli chiesero i documenti e il biglietto. Lui glieli mostrò. La sua unica colpa era che è nato con la pelle nera. “Chi ha la pelle più chiara non viene nemmeno fermato in frontiera” affermano i militanti di 20K. E io credo di poterlo confermare.

Questo è il mondo che abbiamo coltivato. E questo è ciò che raccogliamo. Il problema, ricordiamocelo, non sta nell’immigrazione illegale, ma nei sistemi di accoglienza che vengono a mancare. E dove mancano i sistemi basilari di accoglienza, manca anche un sistema di spostamento immediato per chi cerca di scappare da situazioni di guerra. Il numero dei morti in mare è troppo alto anche solo per ricordarlo. Quest’epoca mi piace chiamarla “l’epoca dei muri” che si costruiscono e che sempre, ogni giorno, cercano di essere abbattuti. Yurij Gagarin, primo uomo ad andare nello spazio, affermò esattamente queste parole nel suo primo viaggio spaziale: “Da quassù la Terra è bellissima, senza frontiere né confini”.

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