Un minuto dopo

di Francesco Marinoni

Lo scandalo delle molestie sessuali nel mondo del cinema e dello spettacolo, scoppiato in seguito alle denunce da parte di numerose attrici nei confronti del produttore Harvey Weinstein, ha fatto molto parlare. Si è detto, scritto, discusso molto su tutti i principali mass media e il caso è servito in un certo senso da interruttore per accendere i riflettori su un tema ben più ampio: quello della discriminazione di genere, in particolare quella legata agli abusi di potere.

Fra le reazioni più singolari spicca sicuramente quella di un comitato di attrici francesi, che ha firmato una lettera indirizzata a Le Monde intitolata Difendiamo la libertà di infastidire, indispensabile alla libertà sessuale in cui sostanzialmente criticano il movimento #MeToo, l’hashtag lanciato per invitare le donne a denunciare gli abusi subiti. Fra di esse spicca il nome di Catherine Deneuve, celebre attrice francese, che si schiera appunto in difesa della “libertà maschile”, condannando il clima a suo parere troppo ostile che si è creato nei confronti degli uomini.

Scrive Il Post: <<[La lettera] insiste sul fatto che durante il corteggiamento esiste un’area grigia che non si può tagliare con l’accetta, di qua la molestia e di là l’approccio innocente: «di questo passo avremo un’app sullo smartphone che due adulti che vorranno andare a letto insieme useranno per spuntare esattamente quali atti sessuali accettano di fare e quali no».>>

Certamente in molte situazioni è difficile stabilire con precisione il confine fra ciò che è molestia e ciò che non lo è, ma forse quello che la lettera manca di mettere a fuoco è il nodo centrale della disparità di potere fra uomo e donna in queste situazioni. Scrive ancora Il Post: <<Nella lettera, infatti, non c’è traccia di un elemento ricorrente nei casi di questi mesi: l’asimmetria di potere fra l’uomo che compie le molestie e la donna che le subisce, che quasi sempre si trova in una posizione di inferiorità.>>

Naturalmente anche questa lettera è stata seguita da moltissime reazioni, sia di elogio che di critica. Natalia Aspesi, intervistata da Il Foglio, rincara addirittura la dose: «La molestia è un’invenzione. Da ragazzina vedevo signori nascosti nei portoni che tiravano fuori l’uccello: era una roba di cui non importava nulla, era un difetto maschile dal quale bisognava difendersi. La Deneuve appartiene a una generazione che, come la mia, ha imparato a difendersi dalla violenza».

Parole dure e abbastanza allarmanti, considerato poi che sono di una donna. Certo non è il caso di colpevolizzare qualsiasi tentativo di approccio maschile (come è stato fatto in alcuni casi), ma arrivare a giustificare certi comportamenti è decisamente troppo.

Il commento forse più interessante è quello di Pierluigi Battista, giornalista de Il Corriere della Sera, che individua alcuni punti fermi su cui ragionare. Citando Il Post: <<Il primo è che «la violenza sessuale è riconoscibile, netta, chiara», quando si parla di stupri, e che chi «cerca di apparire bella, desiderabile, seducente, attraente, esercita semplicemente un diritto inalienabile nelle società moderne. Chi sostiene il contrario e nega questo diritto è un imbecille». Il secondo affronta la cosiddetta «zona grigia», e dice che «noi maschi ce la cantiamo, perché lo sappiamo benissimo, lo sappiamo per intuito, sensazione, esperienza, dove sta il confine. E il confine è il consenso».

Il terzo punto, forse quello più importante, analizza la questione dell’abuso di potere. Scrive Battista: «Il ricatto per cui o ti adegui alle mie condizioni oppure perdi il lavoro è una roba che noi maschi dovremmo considerare con aperta ripugnanza. Si è sempre fatto? Basta, non si fa più. Il produttore o il regista che scarta la giovane attrice perché non ha ceduto fa schifo, punto. O il luminare medico che fa cacciare la giovane infermiera precaria. O il super capoufficio che estorce un disgustato sì alla sua segretaria. O il direttore di un supermercato con la cassiera con contratto a tempo determinato. Ci sono momenti della storia in cui quello che appariva normale un minuto prima, un minuto dopo appare come una porcheria. Il momento attuale è uno di questi e non credo che ne venga messa a rischio la nostra virilità o la libertà sessuale di tutte e di tutti. Fare i minimizzatori su questo punto è sbagliato».

Questo è probabilmente il vero nodo della questione. Spesso si è detto che cose come quelle denunciate recentemente esistono da sempre, fanno parte in un certo senso del mondo dello spettacolo, quasi fossero una sorta di tradizione da onorare. Non sorprende infatti che a denunciare siano state molto spesso donne giovani, mentre le critiche sono giunte prevalentemente da attrici di altri tempi. È un segnale che qualcosa sta cambiando e proprio per questo è assurdo ancorarsi alla giustificazione del “così fan tutti”. Forse è il momento di cavalcare questa nuova ondata di femminismo, se così vogliamo chiamarlo, e fare un altro passo avanti per combattere la discriminazione di genere.

Fonte: http://www.ilpost.it/2018/01/11/catherine-deneuve-monde-molestie/

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