Tolui

di Paola Gea

Sud Mongolia, Deserto del Gobi

Appena ha visto l’americano allontanarsi con la scatola nera in spalla, Tolui è sgusciato via dalle mani bagnate della madre verso l’oceano della sera. Sua sorella l’ha rincorso per portargli una salvietta e la tunica pulita, senza rimproverarlo né richiamarlo. Da giorni, nel campo nomadi, una voce protegge Tolui dai comportamenti cui sono tenuti gli altri bambini. La voce sussurra con il vento della steppa nelle orecchie di tutti i pastori. Tolui custodisce le greggi.

Tolui e l’americano si allontanano verso il pascolo macchiato di carminio dal tramonto, e la tunica rossa di Tolui si confonde fra le ombre del gregge. All’improvviso, l’americano si ferma, indietreggia di pochi passi e si ferma ancora. Poi, lentamente, si inginocchia sfiorando con il gomito la lana sporca di una pecora. Tolui stringe i piccoli pugni, ma l’ostilità è soffusa di eccitazione. L’americano aggiusta la posizione della Arriflex 35 BL con un lieve movimento fra l’incavo del collo e la spalla, e inizia a riprendere al ritmo del sole che scivola nell’orizzonte. Tolui segue il movimento semicircolare con cui la scatola nera abbraccia il gregge intero e si spinge, dopo interminabili secondi, fino a catturare le tende del campo in lontananza.

L’americano esce ogni sera e si dirige al pascolo. Sono giorni che segue i pastori. Non parla, offre tabacco agli uomini e aiuta le donne a lavorare il latte e la carne. Il resto del tempo maneggia e pulisce la cinepresa dalla polvere del deserto. Tolui ha paura che un’alba, così com’era arrivato settimane prima, l’americano venga ringhiottito dal deserto e si porti con sé le loro greggi e i loro cammelli. Sono molte sere che Tolui veglia sui suoi movimenti, e l’americano si è abituato alla sua presenza.

Una sera particolarmente chiara, l’americano si avvicina ai cammelli. Tolui cammina nella sua ombra, ma quando si aspetterebbe di vedere l’uomo e la scatola nera farsi un tutt’uno e seguire i movimenti degli animali, l’americano si gira verso di lui.  Tolui non si era mai trovato la scatola nera di fronte. Immobile, osserva la bocca profonda e circolare che sembra riflettere la luce come uno specchio d’acqua; finché l’americano punta l’obbiettivo a terra, e lo invita con un braccio a venire dalla sua parte. Tolui cammina sull’orlo della notte verso lo straniero, che lo pone fra lui e la cinepresa, in modo che possa guardare. La luce irrequieta dei fuochi restituisce chiarore alle sagome dei cammelli vicini, i cui respiri sono il solo rumore a scuotere il silenzio. L’americano guida l’occhio della cinepresa poco più in là, e il bambino intravede all’interno dei bordi neri i pastori che ritornano al campo. Ma quella stessa scena, vissuta ogni sera, si irrora all’improvviso di un’atroce malinconia. Tolui realizza che l’americano deruba da giorni il loro deserto, le loro greggi, e se li porterà via dopo aver prosciugato la loro anima come il vento dalle steppe siberiane. Tolui capisce che la scatola li divora, li ha già divorati per sempre, e le pellicole lucide che vedeva entrare e uscire diventano le spoglie del suo popolo, come la sterpaglia che viene inghiottita e digerita nel ciclo vitale dei loro animali. Si divincola terrorizzato dall’abbraccio dell’americano, che reggeva la cinepresa perché vi potesse guardare. L’uomo, senza perdere tempo, inquadra il volto del bambino, su cui giocano gli ultimi squarci di porpora prima che il tramonto lo consegni al pallore delle stelle.

All’alba successiva, l’americano si incamminerà leggero verso est, dove a pochi chilometri il resto della troupe lo aspetta in un altro campo. Forse il produttore aveva ragione, i documentari non riescono ancora a raggiungere un pubblico di sufficiente ampiezza. Forse, dice a se stesso durante la notte, ho sbagliato lavoro. Nel buio della tenda che lo protegge dal freddo, poco prima di partire, l’americano si ferma a ricordare il bambino; poco alla volta, il ricordo si trasforma nel timore di poter distruggere, con un film, l’esistenza nomade di quella terra.

In quelle ultime ore, Tolui, febbricitante nel letto della madre, sogna scatole che inghiottono ad uno ad uno cammelli, greggi e pastori. Quando è il suo turno, un attimo prima che venga anche lui rapito nelle fauci nere, Tolui si sveglia sudato e ancora stordito dal pianto. Ѐ appena l’alba. Ai piedi del letto, vicino all’uscita della tenda, la cinepresa giace addormentata insieme ai rullini.

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