Prospettive – Cinema

Bauer T172

di Rosamarina Maggioni

5 settembre 2010

Ciao, il mio nome è Bauer T172, ma puoi chiamarmi Proiettore se vuoi, non mi offenderò, promesso. Sai, è un giorno davvero importante per me: quella di oggi sarà la mia ultima proiezione. Domani verrò smontato e portato in discarica, non proietterò più film nel cinema dell’oratorio. L’ho sentito dire dal Don, quando è venuto a trovarmi qualche giorno fa, per vedere in che condizioni ero. «Troppo vecchio» ha detto «con le pellicole digitali di oggi non possiamo più proiettare i nuovi film. E senza quelli nessuna famiglia verrà più al cinema la domenica pomeriggio». Quando è andato via, un senso di tristezza mi ha avvolto. Davvero sono diventato inutile? Non c’è più nessuno che voglia assistere alle mie proiezioni? Però forse ha ragione lui: ai bambini e ai ragazzi non interessano i film di una volta, girati in Super 8. A loro piaccioni i film d’azione e di supereroi, pieni di scene di lotta con effetti speciali assurdi e colpi di scena imprevedibili. Mi spiace dover andarmene ma devo accettare la realtà delle cose: la tecnologia è andata avanti e io son rimasto indietro. Dall’alto della sala proiezioni guardo verso il basso e vedo la piccola sala dell’oratorio: lo schermo bianco, le poltrone rosse, il banchetto che vende pop corn e caramelle… Mi mancherà tutto questo. Adesso però è tardi, devo lasciarti, la sala è piena di gente e la proiezione sta per iniziare: addio.

Il buio

di Lorenzo Caldirola

Nascere in una famiglia dalla cattiva reputazione non è mai facile. Ho sempre dovuto affrontare i pregiudizi degli altri e sono sempre stato molto solitario, siccome la gente aveva paura di me e cercava di scacciarmi come poteva appena mi palesavo.

È stata un’infanzia difficile, ma adesso sono felice. Qui nel cinema sono riuscito a ritagliarmi un ruolo da protagonista. E non sono neanche dovuto cambiare, semplicemente ho trovato un contesto che valorizzasse le mie qualità.

E così da ormai una decina di anni faccio il buio nella sala 7.

È un lavoro grandioso. Mi basta stare lí, buono buono in mezzo al pubblico, lasciando giusto uno spiraglio per il fascio della proiezione e oscurare al meglio delle mie possibilità. Il compenso non è granché ma la fatica è minima e poi posso vedere tutti i film che voglio e quando mi annoio posso sempre origliare le discussioni dei presenti per farmi due risate o sbirciare le coppiette che ci danno dentro convinte di non essere notate.

Tutti quelli che vi ho elencato sono certamente aspetti positivi ma il meglio arriva adesso; vi siete mai chiesti che fine fanno i popcorn che voi incivili fate cadere come una grandinata estiva? Ebbene me li pappo tutti io ¯\_ (ツ) _ /¯

 Certo alla lunga credo che mi stuferó e magari andrò a raggiungere quel mio cugino che vive nel vicolo qua dietro e mi racconta un sacco di cose interessanti che vede là fuori. Prima però mi converrà trovare un sostituto, non vorrei che il pubblico sforzando troppo gli occhi su schermi a contrasto ridotto finisse per arricchire la lobby degli ottici. (Only grrrrr reactions)

Lo schermo

di Samuele Togni

È da quando sono nata (uso il femminile perché mi riconosco come anima, ma non conosco il mio genere) che vivo in un cinema, perciò quasi necessariamente ho conosciuto molti critici e molti fan della settima arte. Eppure ritengo che nessuno di loro prenda sul serio la propria passione. Ora vi spiego. Ecco: tutti quanti loro vengono sì spesso al cinema, ma mai una volta che guardino un film! Passano tutto il tempo sulle loro poltroncine centrali a fissarmi con i loro occhiacci. Non vi pare assurdo? Che intenzioni hanno, vogliono intimidirmi? Tanto io non  mi vergogno, non li guardo e mi concentro sullo spettacolo: le file laterali. Lì sì che c’è da divertirsi: storie di buffissimi personaggi (ma grandissimi attori!) che si sbrodolano in maniera sempre nuova con bibite e popcorn; avventure di mosche impavide che sfidano i pericoli di dormienti (ma gigantesche!) bocche aperte; tragiche vicende di sguardi innamorati non corrisposti; esistenzialiste pellicole di nasi che si arricciano continuamente alla ricerca di un’irraggiungibile perfezione; e molti, molti altri ancora…

I critici dovrebbero guardarsi intorno e vedere i film con i propri occhi, anziché tentare invano di estrapolare dalle mie espressioni i miei giudizi sulla regia. Certo, ho più esperienza e quindi più competenza di tutti loro, ma ciò non significa che essi debbano copiare il mio punto di vista: altrimenti che appassionati sarebbero?

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