Intervista a Harvey Weinstein

di Susanna Finazzi

Signor Weinstein, devo dire che sono contenta di poter parlare direttamente con lei. Finora abbiamo avuto notizie tramite i suoi portavoce, ma avere un’opinione di prima mano è sicuramente  molto meglio.

Sono contento anch’io di poter rilasciare questa intervista. Credo sia venuto il momento di far sentire la mia voce. Forse questo aiuterà a riscattarmi agli occhi di chi crede di aver subito un torto.

(Mi rivolge un sorriso che scelgo di interpretare come premuroso) Perché resta sulla porta? Non vuole entrare e sedersi?

Sto bene qui, grazie lo stesso. Lei ha detto che cerca un’opportunità di riscatto, ma dopo le accuse che le sono state rivolte crede che potrà effettivamente averne una?

Credo che tutti abbiano diritto ad una seconda chance e spero che a me non verrà negata. Ho cominciato un percorso con una psicologa per sanare il mio rapporto con l’altro sesso. In realtà è l’unica donna con cui riesco ad aprirmi, forse perché non sono distratto dalle sue gambe (ride).

In ogni caso, sono pronto ad impegnarmi per diventare una persona migliore, sperando che i miei sforzi vengano percepiti come un tentativo di scusarmi.

Perché invece di sperare che leggano tra le righe non presenta apertamente le sue scuse alle donne che l’hanno accusata?

Rispetto molto tutte le donne e mi pento di ciò che è successo, però bisogna capire se le accuse di cui lei parla sono fondate. Credo che i rapporti con ognuna di quelle donne fossero consensuali, anche perché altri che hanno assistito agli eventi hanno una considerazione diversa di ciò che traspariva. Vede, esiste un codice su cui si basano le relazioni con le altre persone e bisogna rispettarlo per non creare situazioni spiacevoli.

Mi dispiace, ma non credo di aver capito cosa intende dire.

(In tono didattico) È molto semplice, signorina, una questione di stimolo e risposta. Se lei si comporta in un certo modo è chiaro che gli altri si comporteranno di conseguenza. Le donne che dicono di essere state vittime di attenzioni indesiderate hanno agito in modo ambiguo, che ho creduto di poter interpretare come accondiscendente.

Quindi lei mi sta dicendo che bisogna essere in due per ballare il tango, giusto?

Esattamente. Non si può mai sapere cosa è disposta a fare una donna per diventare famosa. Ho cominciato la mia carriera nella Hollywood degli anni ‘60 e ‘70, dove i comportamenti sul luogo di lavoro erano molto diversi da quelli di oggi. Era la cultura dell’epoca. Tutti noi siamo stati abituati a considerare certi… favori come la norma. Molti contratti sono stati firmati in stanze d’albergo e finora nessuno si era mai lamentato. Accettare alcune situazioni implica che si sia disposti ad arrivare fino in fondo.

(Vedendomi schiacciata dal peso di tale maschilismo tipicamente WASP) È sicura che non vuole entrare? Posso offrirle qualcosa da bere, la vedo stanca.

No, grazie, sono comoda e idratata. In una lettera al New York Times lei ha ribadito che il percorso di psicanalisi sta dando risultati. Cosa è cambiato rispetto a prima?

Sicuramente la percezione che ho di me stesso, anche se ho ancora molto su cui lavorare. Ora conosco i miei limiti, ma anche le mie qualità… le assicuro che sono parecchie (fa l’occhiolino). Ho intrapreso una strada nuova: devo trovare il modo di incanalare tutta quella rabbia e diventare una persona migliore per i miei figli. Ho anche cominciato una dieta povera di zuccheri, perché assumerne troppi non fa bene al mio umore.

Questa è una buona notizia per i suoi dipendenti, che hanno parlato di atteggiamenti dispotici e manipolatori da parte sua. È un sollievo sapere che sono imputabili alle ciambelle.

Che mi dice invece dei suoi progetti futuri?

Per ora ho messo da parte la mia carriera per potermi concentrare su me stesso. Ho ricevuto delle critiche per questo, mi hanno esortato a non tirarmi indietro in un momento così delicato. Penso di dover fare dei sacrifici per dimostrare la mia buona fede e provo pena per chi non riesce a concepire il cambiamento. In ogni caso ho intenzione di continuare con alcuni progetti che avevo iniziato, come il programma di borse di studio per le aspiranti registe. È una cosa a cui tengo molto: le ho dato il nome di mia madre. Penso che se potesse vedermi ora sarebbe orgogliosa di me.

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