Il teatro: specchio della nostra imperfezione

di Marta Naldi

Il teatro assume un ruolo diverso a seconda del contesto storico-culturale.

In Grecia era un vero e proprio rito e un uomo non era tale se non si era misurato con i dilemmi morali messi in scena negli spettacoli. Per questo, anche i meno abbienti ricevevano sussidi per parteciparvi. Nelle poleis gli attori, rigorosamente di sesso maschile anche per le parti femminili, impersonavano la lotta tra il bene e il male, tra i vizi e le virtù.

Secondo Aristotele il teatro agiva tramite la catarsi: gli spettatori identificandosi con i personaggi, si liberavano dalle loro passioni. Le maschere, tutte uguali, servivano (forse) a rendere più facile la possibilità di immedesimarsi.

Nel Medioevo il teatro, come tutto il resto, era inscritto nel tempo liturgico: le Sacre Rappresentazioni iniziavano ai significati religiosi, ma gli spettacoli dei giullari sbeffeggiavano il potere, specie nel tempo di Carnevale quando si inscenava impunemente un mondo alla rovescia.

Nel Seicento tutto il mondo era concepito come un grande teatro anche se la Controriforma voleva piegare la drammatizzazione e le altre arti ai suoi dettami e all’obiettivo di educare i fedeli.

Il teatro è la naturale eredità dei miti e delle più generali tradizioni orali. Questi brandelli di sogni vengono inscenati tramite l’azione reale.

L’intreccio unisce le diverse voci permettendo allo spettatore di abitarle e di viverle tutte. Questa possibilità di esplorare paesaggi esperienziali inediti rende lo spettacolo apprezzabile. Rappresenta una concreta possibilità di fuggire dalla realtà senza, però, filtrare le storie facendole passare attraverso le telecamere o lo schermo.

Il teatro è un qualcosa da cui manteniamo una certa distanza ma che, tuttavia, mantiene una sua dimensione di concretezza. Infatti i protagonisti si muovono ed occupano l’intera tridimensionalità dello spazio. Come nella vita di tutti i giorni gli attori commettono sbagli. La dimensione degli errori viene annullata nel cinema: qui le scene sono girate più volte per poi essere selezionate e montate per avere un prodotto finale privo di imperfezioni.

L’unicità del teatro è legata alla sua imperfezione, alla sua irripetibilità in cui tutti ci riconosciamo.

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