Sapere

di Elisa Morlotti

Attualmente sono 1073 i siti considerati patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO: tra questi, oltre a luoghi di immensa bellezza naturale, figurano capolavori di artisti geniali, importanti siti storici e testimonianze di culture ormai scomparse. La denominazione di questi siti, particolarmente interessanti a livello culturale, sta ad indicare quanto la mentalità, la genialità dei nostri antenati e la loro storia siano considerate un bene da tutelare e da cui trarre qualcosa di significativo. Che la cultura, le idee e le credenze di un popolo, in un determinato contesto storico e geografico, siano un bene comune, in quanto esempi a cui ispirarci oppure, al contrario, “errori” da cui guardarci, è ormai un luogo comune. O almeno, lo è nella misura in cui fa parte del nostro pensiero collettivo. In effetti, si sente spesso dire che la cultura e la conoscenza della storia siano la base per formare un buon cittadino, che l’istruzione permette a ciascuno di riflettere sul periodo in cui viviamo e di migliorare il nostro modo di guardare e stare nel mondo. Eppure, sono poche le persone che credono davvero nella scuola, nell’istruzione e nella cultura e le propongono concretamente come strumenti utili per formare persone capaci di convivere in uno stesso paese. Magari perché lo studio della filosofia e della storia, della letteratura e dell’arte costano fatica e tempo, e non aiutano a guadagnarsi una buona posizione in ambito lavorativo. Ciò che di più importante le materie umanistiche possono offrire in realtà non riguarda l’ambito economico: la lettura di un buon romanzo o la conoscenza della storia ci permettono di ascoltare altre voci, diverse dalla nostra, altre opinioni, altri pensieri e di confrontarci con essi per migliorarci e migliorare l’ambiente in cui viviamo.

D’altra parte, se tutto ciò che fa parte dell’ambito umanistico è importante per la collettività, anche la scienza fa parte del patrimonio comune. Soprattutto oggi, in un periodo in cui la ricerca scientifica sta compiendo passi da gigante, è importante che si parli in pubblico di fisica, di chimica, di biologia e di informatica. La nostra vita è immersa in strumenti e macchine creati grazie alle grandi scoperte scientifiche del Novecento: per questo, il dibattito scientifico e quello etico che gli è connesso dovrebbero entrare a far parte della vita dei cittadini, nel momento in cui lo fanno anche le nuove tecnologie e le nuove invenzioni. Inoltre, bisogna considerare che una precisa e accurata informazione scientifica permette di inserirsi con più consapevolezza e serietà nei grandi temi che fanno discutere in questi giorni, a partire dal cambiamento climatico e arrivando fino ai vaccini.

Il sapere quindi, di qualsiasi specie esso sia, deve essere visto come un patrimonio della collettività. C’è bisogno che qualcuno lo tuteli, lo promuova e lo faccia entrare, anche in una maniera originale e alternativa, nella vita di ognuno di noi. Quello che manca alla nostra scuola e che rende raro che un giovane si appassioni alla cultura e al sapere, è forse proprio la consapevolezza di conservare un patrimonio dell’umanità.

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