#NoParkingFara

di Ludovica Sanseverino

Ci ricorderemo tutti di quando l’Unesco, il 9 Luglio del 2017, emanò un verdetto in cui affermava che le mura veneziane bergamasche sarebbero entrate a far parte del patrimonio dell’umanità. Dopo l’esultanza di Bergamo a questa notizia, abbiamo visto il sindaco Giorgio Gori che, in un’intervista al giornale ‘Bergamonews’, dichiarava che: «è una grande soddisfazione anche se ci sono voluti 10 anni (…). Questa è, soprattutto, una grande responsabilità e un grande onore perché dovremmo davvero lavorare per valorizzare le nostre mura (…)».

Eppure, in via Fara, è dal lontano 2004 che si combatte contro la costruzione di un maxi parcheggio. Parcheggio che si costruirà esattamente sulle famose mura, oramai diventato un bene culturale d’importanza. Ma partiamo a raccontare la storia dall’inizio.

Il progetto del parcheggio, come abbiamo detto, risale al 2004 e venne approvato sotto la giunta Veneziani; il maxi progetto assegnava i lavori di costruzione ad un ampio raggruppamento di imprese come Parcheggi Italia SPA, Cavalleri, Cividini, Locatelli e ATB. I lavori di costruzione iniziarono nel 2008, quattro anni dopo, ma furono fermati subito a dicembre dello stesso anno a causa di una frana alla quale seguitò un lavoro di tamponamento da parte dell’impresa Locatelli, che usò rifiuti speciale per il suddetto “lavoro di rattoppamento”; in seguito verrà condannata per aver creato una discarica abusiva all’interno del cantiere. Intanto, la ditta di Bergamo Parcheggi, continuava ad incassare già dal 2004 tutti gli introiti derivanti dai parcheggi, resi a pagamento, delle mura di città alta. Ora è il 2014, e alla campagna elettorale il sindaco Gori promette di ridimensionare l’idea del parcheggio e di riservarlo solo ed esclusivamente ai residenti; e a giugno del 2015 una delibera chiede alla ditta di Bergamo Parcheggi di svolgere un lavoro di pulizia del terreno a causa dei materiali inquinanti presenti nel cantiere. Ma l’impresa decide di non adempiere a nessun tipo di richiesta malgrado le minacce di decadenza della concessionaria. Con sorpresa, nell’ottobre del 2016, nel consiglio comunale la giunta pretende la votazione per un nuovo atto transattivo volto a rinnovare la convenzione con la ditta di Bergamo Parcheggi. Il problema è che nell’atto non si chiede più il risarcimento per i danni recati all’interno del cantiere e molti consiglieri si stupiscono per la frettolosa ed improvvisa decisione. Per di più, il sindaco Giorgio Gori ha deciso che il maxi parcheggio, che sarà della grandezza di 9 piani e dovrà essere terminato nel marzo 2019, sarà destinato ai visitatori e turisti e i parcheggi lungo le mura saranno destinati, invece, ai residenti.

Il 12 luglio del 2017 si è tenuta però una conferenza al comune di Bergamo indetta dal comitato del “No Parking Fara” per bloccare la realizzazione del parcheggio, chiedendo inoltre al sindaco Gori di rivedere il piano di viabilità e d’incremento del turismo (essendo diventato un parcheggio turistico, bisognerà garantire al parcheggio l’accesso 24h su 24h), di modo che il progetto possa essere in sintonia con le bellezze architettoniche e naturali del paesaggio. Il comitato del “No Parking Fara” si è preoccupato anche di raccogliere, già dall’inizio di Giugno di quest’anno, il maggior numero di firme possibili per fermare la costruzione del parcheggio. Il numero raccolto di sottoscrizioni è arrivato a più di 6400 in 3 mesi, che sono state poi consegnate direttamente al sindaco Gori, che ha risposto negativamente alla richiesta di stop dei lavori.

Il problema sorge dal momento in cui si decide di creare un ennesimo parcheggio, invasivo e rumoroso, che non rispetta né l’ambiente né il vicinato che dovrà sorbirsi carrozzate infinite di auto di visitatori paganti per camminare comodamente su un monumento ormai nazionale e di grande importanza. Ma oramai noi italiani siamo abituati a questo tipo di cose. È da anni e anni che l’Italia non si occupa più del proprio patrimonio culturale in maniera genuina e consapevole. L’importante è il business turistico, mentre della manutenzione del patrimonio ce ne laviamo le mani. La domanda effettivamente sorge spontanea: perché costruire un enorme parcheggio di 9 piani, essendo comunque consapevoli della sua invasività, mettendo a rischio anche il crollo dell’intera rocca che aveva già rischiato di crollare all’inizio dei lavori nel 2008, mettendo in pericolo anche le abitazioni vicine? I soldi e il business sono sempre più importanti delle opere storiche? È una domanda lunga che attende ancora risposta.

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