Italia sì, Italia no

È un personaggio strano, l’italiano. Del resto, poveretto, con il passato tormentato e confuso che si ritrova chi potrebbe biasimarlo? Fra Borbone, Savoia, papi e imperatori è difficile raccapezzarsi, e sono solo alcuni dei personaggi che hanno segnato la storia e le tradizioni della sua nazione. Pertanto è difficile stabilire con esattezza cosa ci sia, alla fine, di così italiano in lui: il suo è un popolo meticcio, spaccato fra Nord e Sud e coacervo a sua volta di altri popoli. Basti pensare agli altoatesini, alle comunità albanesi, slovene o francesi dislocate qua e là sul territorio.

Perciò, se si dovesse pensare a cosa rende un italiano tale, si incontrerebbero inevitabilmente numerose difficoltà. Per esempio: la lingua. Si potrebbe dire che è un elemento determinante, che distingue inequivocabilmente l’italiano da chiunque altro. Anzi, rispetto all’inglese o al francese è molto meno parlata al di fuori dei confini nazionali. Ma andatelo a spiegare a mia nonna, che vi risponderà ostinatamente in dialetto non mostrando segno di aver capito. E il suo dialetto sarà completamente diverso da quelli che si parlano in altre regioni. Non per questo si può dire che non sia italiana.

Il luogo di nascita, quindi. O la discendenza? È l’eterna disputa fra ius soli e ius sanguinis, nessuno dei quali convince veramente tutti: c’è sempre qualcuno in meno o di troppo. La religione poi è una questione ancora più spinosa: c’è chi è convinto della profonda radice cristiana dell’Italia e predica la difesa delle tradizioni, magari cacciandoci dentro anche un pizzico di omofobia che non fa mai male. Naturalmente poi c’è chi, da ateo convinto, si schiera su posizioni completamente opposte. L’Italia resta a guardare, dall’alto della sua laicità dichiarata ma spesso poco praticata, e non accontenta nessuno dei due litiganti.

Ma insomma, è possibile che esista una nazione senza un popolo che la abiti? Chi sono i veri italiani? Forse l’italianità è un po’ un’invenzione, un qualcosa che si racconta (specialmente quando si deve fronteggiare un male comune) per far crescere un sentimento nazionale che molto spesso preferisce restare nascosto. È quel senso di appartenenza che provi veramente quando la tua nazionale alza la Coppa del Mondo di calcio o nel mangiarsi un piatto di pasta o una pizza e pensare che sanno di casa tua, le hai inventate tu (in un certo senso). Quella compassione spontanea che nasce quando in aeroporto vedi un branco di turisti nel panico alla ricerca del loro volo, che fanno la fila in massa per passare per primi: inconfondibilmente italiani. L’emozione nel cantare un inno scritto secoli fa e sentirselo dentro come proprio.

Ecco, forse la chiave, più che l’essere italiani, è il sentirsi italiani. Condividere l’idea di far parte di qualcosa di più grande di noi stessi, della nostra famiglia, città, regione. Senza per forza doverne esaltare ogni cosa ad ogni costo, vantando una presunzione di superiorità rispetto a chi non ne fa parte, ma anzi riconoscendone gli aspetti negativi su cui lavorare. È anche, in definitiva, saper pensare ed agire per il bene comune: perché essere cittadino e sì un diritto, ma soprattutto un dovere.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...