Intervista al Signor Fumagalli

di Turoldo Bignami

Altro: Signor Fumagalli: il suo nome figura tra i manifestanti che hanno protestato per la costruzione di un nuovo complesso commerciale negli immediati dintorni del suo palazzo. Ci spiega le sue motivazioni?

Signor Fumagalli: Il terreno che vedo tutte le mattine dalla finestra di camera mia è rimasto sgombro dai tempi di mio padre. è un angolo di respiro per il nostro paese: i bambini ci catturano i maggiolini, i pastori in transumanza ci lasciano le pecore. Mantiene intatto quel sapore antico e salutare che la cementificazione vuole portarci via. Fondare un comitato di protesta è stato il primo passo per rivendicare il nostro diritto a vivere pienamente uno spazio dedicato alla comunità.

A: Lei è consapevole che questo terreno è di proprietà di un privato che l’ha venduto poco dopo l’acquisto ad un’impresa edile della zona?

F: Questo non ha alcun rilievo ai fini della nostra protesta. Dopo tanti anni di abbandono, non mi sembra sensato che questo terreno figuri ancora tra le sue proprietà. La chiami pure usucapione: la comunità che ne ha goduto per decenni ha il diritto di mantenerlo verde così com’è.

A: Eppure il legittimo proprietario disponeva il taglio dell’erba e la disinfestazione, le attività che vi hanno permesso fino ad oggi di usare liberamente il terreno.

F: Ma le sembra un’osservazione pertinente? D’ora in poi sarà la stessa comunità a svolgere le stesse mansioni! Basta che ceda un paio di carte e non sarà più un suo problema.

A: (impaziente) Va bene. Cambiando discorso: l’opera in corso potrebbe dare del lavoro a una grande quantità di operai e, nel futuro, di venditori. Di questi tempi, si sa, di lavoro ce n’è poco.

F: (tra l’imbarazzo e l’ira) Mi ascolti bene. Di costruzioni e appalti, di questi giorni, se ne vedono a migliaia; di spazi verdi lasciati intatti pochissimi. Al diavolo qualche posticino di lavoro in più se il prezzo è la perdita di un qualche respiro più pulito quando si porta a passeggio il cane!

A: La sua posizione sembra alquanto egoista: pensi alle comodità per la comunità che comporterebbe la costruzione di un complesso commerciale dotato di supermercato, negozi di elettronica e di vestiti su quel vostro terreno comune.

F: (incontenibile) Lei è un gran cafone, innanzitutto! Oltre a questo le potrei rispondere che se la comunità ha espresso disappunto per questo progetto, che ne vuole sapere lei delle comodità? Com’è che tra di voi funzionari del potere non c’è nessuno che comprenda l’importanza di un prato dove i bambini possano pestare le merde di cane o i cani possano riportare pezzi di lamiera taglienti? E ora se ne vada, che quest’intervista ha sempre più l’aspetto di un processo giudiziario!

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