Ratatouille

di Camilla Facchinetti

<<Chiunque può cucinare>>, diceva Auguste Gusteau, lo chef-star del lungometraggio firmato Pixar Ratatouille. Rémy, il protagonista, è un piccolo topo che ha proprio questo grande sogno. Vive poco lontano da Parigi, nella soffitta di una casa di campagna abitata da una anziana ma agguerrita signora, e contrariamente ai suoi simili possiede un olfatto ed un gusto molto raffinati, che lo portano a non voler mangiare spazzatura ma a voler sperimentare sempre nuovi sapori e a camminare su due zampe, senza poggiare quelle anteriori riservate al cibo. La colonia di topi però viene scoperta e Rémy e la sua famiglia nel tentativo di fuga si dividono. Il topino protagonista approda casualmente nella cucina di Auguste Gusteau, il quale però, molto tempo prima, ha lasciato l’attività al tirannico ex socio Skinner. Dopo una serie di rocambolesche avventure Rémy si rende conto di essere in grado di controllare i movimenti di un giovane lavapiatti (Linguini) tirandogli certi ciuffi di capelli, come una marionetta. Un giorno Skinner scopre che Linguini è figlio di Gusteau. Inorridito, Skinner capisce che lo sguattero dovrebbe diventare il padrone del ristorante e cerca di correre ai ripari, ma grazie a Rémy Skinner viene scoperto e licenziato. Linguini riesce così a prendere possesso del locale del padre e a salire alla massima carica di chef. Grazie alla bravura di Rémy il ristorante acquista sempre più successo, sino a conquistare l’attenzione di Anton Ego, il più rinomato critico gastronomico di Parigi. La cucina di Rémy riesce a conquistare il critico, che vuole a tutti i costi parlare con lo chef. A quel punto Linguini decide di dirgli la verità, presentando il topo chef al critico gastronomico. Scombussolato ed incredulo, Ego il giorno dopo scrive comunque una recensione lusinghiera sul locale che riconquista le cinque stelle. Skinner però, per vendicarsi, denuncia all’autorità sanitaria la presenza di topi in cucina, quindi il locale viene chiuso e in questo modo egli stesso diviene definitivamente disoccupato. Ego viene screditato come critico e decide di dimettersi. Invece Linguini e Rémy non si perdono d’animo e così aprono il Ratatouille, un piccolo bistrot. Quanto all’ex-critico Ego, decide di investire assieme a Linguini e Rémy su diverse gamme di prodotti culinari e diventa un assiduo frequentatore del ristorante, dove ormai il topino Rémy può realizzare il proprio sogno: essere uno chef.

La recensione di Anton Ego recita cosi: <<Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l’opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori!>>

Nei panni di Ego cosa avremmo fatto? O meglio, se la nostra cena fosse servita per esempio da una persona con disabilità avrebbe forse un altro sapore, un diverso valore? Troppo spesso fingiamo che appartengano ad un mondo lontano, che non ci tocca. Ma se anche qualcuno di loro, come tanti altri, sognasse di diventare uno chef? Riusciremmo a credere in lui o lei al punto di affidarci totalmente al suo sogno ed aiutarlo a realizzarlo? Nel mio piccolo spero un poco che la risposta sia sì, perché credo fermamente che il cibo abbia l’incredibile potere di avvicinare le persone ed unire i popoli. Con la speranza che chiunque possa cucinare.

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