Incontro

di Paola Gea

27 giugno. 20:48

Ciao Zorba221. La tua musica preferita?

20:50

Ciao PAMELA, mi piace la musica dal vivo, soprattutto le percussioni. E a te?

     30 ottobre. 21:06

Pamela esce dalla metro e cammina veloce, rossa in viso, verso il locale all’angolo della strada. Spera che il concerto gli piacerà, le hanno detto che il batterista è un giovane nero di novantaquattro chili, un fuoriclasse. Quando entra, sulla pedana al centro della piccola sala i musicisti stanno ancora disponendo gli strumenti. Pamela setaccia le pareti con lo sguardo, finché intravede nella penombra un profilo familiare. Così, con gli occhiali sottili sul naso e la giacca beige, si direbbe più un giornalista che un pugile. Appena lui volta la testa, la riconosce. Si abbracciano. Poi, con un gesto, lui la invita a sedersi.

16 luglio. 13:41

Caro Zorba221, perché proprio un pugile. Sei una persona violenta?

15:05

No, lo ero prima di iniziare. Anzi, ero solo arrabbiato

Si guardano. Pamela ricorda come scariche sottili di luce le conversazioni della loro lunga e quasi giornaliera corrispondenza. Cinque mesi, senza mai incontrarsi. All’inizio pensava che lui le nascondesse una menomazione, perché la pregava che non si vedessero. Invece si erano scambiati delle fotografie e sembrava tutto a posto. Può dire di conoscerlo, anche se fin dai primi messaggi avevano entrambi eluso le domande sulla loro vita quotidiana. Era un gioco per preservare l’eccitazione della distanza epistolare, ma alla lunga tutto quel mistero si era trasformato in un centro di gravità che attraeva la maggior parte dei loro pensieri.

14 settembre. 23:36

 Perché non mi dici qual è la tua prima lingua?!

03:38

Non la conosci… PAMELA, spero tanto che non rimarrai delusa

Dopo qualche minuto lei non riesce più a velare l’imbarazzo. Lui non dice nulla e sembra guardarla con nostalgica apprensione. All’improvviso, con la semplicità di chi si sfila un paio di occhiali, estrae dalla tasca un block notes e una biro. Lei si confonde. Lui scrive qualcosa e le porge il foglietto.

Sono sordo. Conosci la lingua dei segni?

Pamela indietreggia, pensa a uno scherzo di cattivo gusto, poi avvampa. Parole e ricordi iniziano a rincorrersi e a tessere i fili sottili di una confessione abbandonata ad allusioni che non aveva colto.

13 agosto. 15:47

Cara PAMELA,

te l’ho detto, non uso mai il telefono per chiamare. Scrivi a questo indirizzo e non cercarmi altrove, per favore

Quanto tempo fa avrebbe smesso di rispondergli, se avesse saputo? Qualche lacrima le scende sulle guance roventi. Non è colpa di nessuno. Volta il viso. Dai piedi un enorme senso di sconforto la paralizza fino alla testa. Non riesce a valutare le conseguenze di questa condizione. Oltre ai block notes, potrà mai esserci altro? Lui le prende la mano per avere la sua attenzione.

Posso sentire i tuoi gesti e quello che provi

Il batterista percuote la cassa. Lui si gira verso il centro della sala, poi si adagia sulla sedia ad occhi chiusi. Senza in realtà trattenerla, le tiene ancora la mano. A Pamela sembra di recepire attraverso il suo corpo mille vibrazioni, come tracce sfumate di colori remoti che si incalzano fra toni scuri e toni chiari. E all’improvviso sente emergere dalla paura, lentamente, come le vibrazioni del charleston in mezzo al ritmo tachicardico della musica, una semplice curiosità.

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