Bertoli

di Samuele Togni

“Sedia elettrica” è il nome dell’album pubblicato da Pierangelo Bertoli nel 1989. Un titolo del genere non è per il cantautore nato a Sassuolo solamente un riferimento alla carrozzella che lo ha accompagnato tutta la vita a causa della poliomielite che colpì il bambino di dieci mesi, ma si riferisce anche e soprattutto ad un dolore più universale. Si riferisce ad un dolore che è inevitabile se ti vuoi schierare nella “lotta fra l’amore e l’egoismo”, se scegli di affrontare i “corrotti delegati” e l’invisibile elettricità dei loro “discorsi vuoti e falsi”.

Con la sua sedia a rotelle Bertoli poteva scegliere qualsiasi strada, poteva adagiarsi nel pietismo degli italiani o abbandonarsi ad una personale depressione, invece ha scelto di calarsi nei binari del cantautorato, di distruggerli, e di muoversi con attivismo nella macchia mediterranea della realtà del suo periodo. Se si fa una scelta del genere “non contano le parole che si possono inventare”, bisogna essere schietti, occorre essere parolieri che non si nascondono dietro ai paraventi della ribalta, è necessario utilizzare un linguaggio che sappia tirare ben più che metaforiche pedate ai palloni gonfiati della musica italiana, “dato che allo sport del pallone  non ho mai potuto giocare”, direbbe lui. Bertoli in questa strada non ha paura, non si tira indietro nel definire alcuni dei suoi colleghi cantautori come dei “falsi che si fanno una carriera con certe prestazioni fuori orario”. Non è affatto prudente quando, preferendo case discografiche di nicchia ed indipendenti, decide di scagliarsi contro ai modelli di discografia italiana asserviti ai giochi del denaro. Non è schizzinoso quando, a seguito di una critica da parte di un esegeta della musica (critica che definiva i testi di Bertoli non al passo coi tempi), inizia a cantare “le masturbazioni cerebrali le lascio a chi è maturo al punto giusto”, e non si vergogna nei versi successivi nell’indicare la giusta via: “le mie canzoni voglio raccontarle a chi sa masturbarsi per il gusto”.

Oltre che nel narrare la realtà, Bertoli è altrettanto schietto nell’osservarla, in lui le due cose camminano pari passo. Un esempio del suo lucido punto di vista sul mondo è l’album “Italia d’oro” ed in particolare la canzone “Giulio”, che non si trattiene su Andreotti, pur essendo precedente all’exploit dello scandalo di Tangentopoli. La schiettezza di Bertoli lo rende ancora attuale, così come  attuale sempre rimarrà la sedia elettrica, perchè sempre attuale rimarrà la “lotta dell’altruismo”.

“Canterò le mie canzoni per la strada ed affronterò la vita a muso duro, un guerriero senza patria e senza spada con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

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