Odi et amo

di Francesco Marinoni e Ludovica Sanseverino

Ogni anno BergamoScienza attira e coinvolge migliaia di bergamaschi, che partecipano alle numerose iniziative, conferenze e laboratori proposti dal festival. Eppure nel percorso scolastico di molti ragazzi sono proprio le materie scientifiche a creare più difficoltà e ad appassionare meno. Noi di Altro abbiamo cercato di indagare e spiegare questa apparente contraddizione.

Odi

Il Liceo Lussana è uno dei due principali licei scientifici statali di Bergamo, insieme al Liceo Mascheroni, frequentato ogni anno da circa 1500 studenti e da molti ritenuto una validissima scuola. Sorprendentemente però, una buona parte dei ragazzi che lo termina sceglie di iscriversi a facoltà tutt’altro che scientifiche, dimostrando di non essersi affezionati particolarmente a quelle che dovrebbero essere le materie d’indirizzo. Certo, non sempre al momento di scegliere la scuola superiore si hanno le idee chiare, ma resta il fatto che la matematica o la fisica siano l’incubo degli studenti molto più spesso che l’italiano o la filosofia.

Cerchiamo dunque di interpretare questo dato: da ex-lussaniano il principale motivo che mi viene in mente è lo scarso utilizzo dei laboratori, poveri inoltre delle apparecchiature necessarie.
Raramente mi è capitato di andarci e spesso gli esperimenti venivano svolti esclusivamente dal docente, perché la strumentazione non bastava per tutti. Questo è un punto importante: la prima cosa che si insegna quando si parla di scienza, fin dalle elementari, è il metodo scientifico sperimentale, la spina dorsale su cui da secoli si basa la ricerca. Come si può pretendere che materie come la fisica o la chimica stimolino l’interesse degli studenti se non gli si dà la possibilità di applicarle?

L’esperienza di laboratorio manca e si sente. Naturalmente questo non vuol dire che la scuola debba trasformarsi in un laboratorio, perché le basi di teoria sono fondamentali e imprescindibili, ma sicuramente la pratica meriterebbe più spazio di quello che al momento le è riservato. In questo modo invece il rischio è che i ragazzi non riescano a cogliere la bellezza della scienza e che finiscano a studiare per ore e ore nozioni sterili a memoria, di cui conoscono a malapena il significato, per poter portare a casa una sufficienza.
Una lezione frontale, per quanto preparato ed entusiasmante un docente possa essere (e per fortuna ce ne sono tanti con queste doti), non è sufficiente. Non per la scienza, per lo meno.

Tradurre le parole in pratica non è semplice, ma sono convinto che la direzione giusta per un liceo scientifico di qualità sia questa. Allo stato attuale delle cose sembra però che gli obbiettivi siano altri, per esempio l’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro (su cui si potrebbe discutere molto). È un peccato: gli studenti italiani hanno il pregio di essere fra i più preparati d’Europa e del mondo. Sarebbe bello riuscire anche ad appassionarli.

Amo

Sono una ragazza di 21 anni, ancora abbastanza giovane. Non ho mai amato le scienze, eccetto l’astronomia. In passato ho dovuto accantonare questa mia passione per il cielo a causa di un problema, una lieve discalculia. A parte questo mio interesse per i pianeti e le stelle, ho sempre mal tollerato le materie scientifiche. Ma, per i profani delle scienze come me, amanti dell’arte e della letteratura, c’è un festival chiamato “BergamoScienza”: una manifestazione dedicata alle scienze e che vanta di essere il festival più grande d’Europa.

Visto che il nostro giornale parla soprattutto di giovani, mi sono presa la briga di contattare la referente del “Comitato Giovani BergamoScienza” perché volevamo affrontare il netto contrasto che c’è tra la scienza insegnata a scuola e quella presentata dal festival. La referente Lucia Fumagalli, di venticinque anni, ha risposto che questo tipo di evento è principalmente divulgativo e che il modo di spiegare la scienza è nettamente diverso da come potrebbe essere a scuola, essendo questa insegnata in modo facile, comprensibile e divertente: «L’insegnamento nelle scuole, per forza di cose, diventa spesso per gli studenti un obbligo, uno studio mnemonico per l’interrogazione. BergamoScienza offre un’occasione per i ragazzi di tutte le età di scoprire argomenti con un approccio diverso, a volte più pratico, cosa che non sempre a scuola si ha occasione di fare».

Il festival infatti si preoccupa di promuovere laboratori che, ideati con la partecipazione delle scuole, si rivolgono agli studenti. Nella maggior parte dei laboratori, sono proprio i ragazzi a spiegare argomenti complessi ai loro coetanei, argomenti che forse a scuola vengono spiegati male e in maniera soporifera.

Non ho mai frequentato ragazzi appassionati di scienza. Gli amici più cari che ho sono tutti amanti e studenti di arte, letteratura e filosofia. Quando ho sentito parlare l’intervistata a telefono, però, ho percepito quel brivido di passione nella sua voce e nel suo modo di parlare che è lo stesso che ritrovo in me e nei miei amici quando parliamo della dichiarazione d’amore di Mr. Darcy ad Elizabeth Bennet in “Orgoglio e pregiudizio”.

Credo mi abbia affascinato il fatto che Lucia mi raccontasse tutto minuziosamente, con fierezza e gratitudine nei confronti di chi le ha fatto intraprendere questa strada. Confesso di essere stata molto colpita quando le ho chiesto se avesse scelto una carriera scientifica per uno scopo puramente economico e Lucia mi ha prontamente risposto che la sua attrazione per la scienza non ha nessun tipo di collegamento con i soldi. In più, avendo frequentato il liceo classico, non ha mai disprezzato le materie umanistiche.

Alla fine dell’intervista la giovane responsabile mi ha invitata molto gentilmente ad avvicinarmi di più al progetto di BergamoScienza, avendole confessato di non aver mai partecipato.

Il problema è che probabilmente ho interessi diversi. Io me ne intendo di arte e lascio volentieri agli intenditori di scienze fare il loro lavoro. Però su una cosa siamo state d’accordo: che artisti e scienziati sono molto simili, perché entrambi guardano alle stelle.

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